Contesto e obiettivi della Manovra 2026 lavoro
La Manovra 2026 lavoro si inserisce in un quadro economico complesso, caratterizzato da crescita debole e costi strutturali in aumento. La strategia adottata privilegia misure selettive e il controllo della spesa pubblica, concentrandosi principalmente sul sostegno ai redditi da lavoro dipendente. Tuttavia, questo approccio suscita dubbi sulla reale capacità della manovra di stimolare uno sviluppo duraturo in un’economia rallentata.
Misure fiscali e interventi sulla gestione del pregresso
Uno dei punti di forza della Manovra 2026 lavoro è la rottamazione quinquies delle cartelle esattoriali, che consente la definizione agevolata dei debiti fino al 2023. Questa misura, anche se non strutturale, facilita la regolarizzazione fiscale di imprese e contribuenti, migliorando l’accesso al credito e la pianificazione degli investimenti.
Pensioni: flessibilità ridotta nella Manovra 2026 lavoro
Sul fronte pensionistico, la manovra conferma un orientamento restrittivo, con la mancata proroga di Quota 103 e Opzione Donna e l’innalzamento dei requisiti pensionistici previsto entro il 2028. Queste scelte, mirate a contenere la spesa previdenziale, riducono però le possibilità di flessibilità in uscita, aggravando il carico sulle generazioni attive.
Lavoro dipendente: benefici immediati ma limiti strutturali
L’intervento più rilevante riguarda il taglio dell’IRPEF fino a 50.000 euro, con una riduzione della seconda aliquota dal 35% al 33%. A questo si aggiungono incentivi per la contrattazione collettiva, la tassazione agevolata sugli incrementi salariali e il rafforzamento del welfare aziendale con l’aumento della soglia esentasse dei buoni pasto.
Criticità: la manovra 2026 lavoro non riduce il costo del lavoro per le imprese
Nonostante le misure sul netto in busta paga, la Manovra 2026 lavoro resta prudente nell’intervenire sul costo del lavoro a carico delle imprese. Questo limite riduce l’impatto complessivo sul sistema produttivo, compromettendo la capacità delle aziende di assumere, investire e crescere in modo sostenibile.
Incentivi a investimenti e innovazione per le imprese
Tra gli elementi positivi della manovra figurano il rifinanziamento dei “Contratti di sviluppo”, la “Nuova Sabatini” e il ritorno dell’iperammortamento, anche se con criteri più selettivi. Inoltre, il prolungamento del credito d’imposta ZES Unica fino al 2028 può rappresentare un importante stimolo per ridurre i divari territoriali e favorire occupazione e investimenti.
La sfida del lavoro
Nel complesso, la Manovra 2026 lavoro appare coerente e contiene misure utili per lavoratori e imprese, ma la sua capacità di promuovere una crescita reale e duratura rimane limitata. Per sostenere l’occupazione nel tempo, sarà necessario un riequilibrio più deciso tra tutela dei lavoratori e riduzione del costo del lavoro per le aziende.

Dott. Giovanni Assi
Responsabile CONFAPI Puglia per Lavoro e Welfare, consulente del lavoro











