Tumore al seno lobulare: dallo IEO la prima task force mondiale

Tumore al seno, dall’Italia la svolta per la forma più insidiosa: il carcinoma mammario lobulare. Nasce la prima task force mondiale.

L’Istituto Europeo di Oncologia di Milano guida una rivoluzione nella lotta al tumore al seno lobulare

Una notizia che accende nuove speranze per migliaia di donne: dall’Italia parte la prima ricerca internazionale dedicata al carcinoma mammario lobulare, il secondo tipo di tumore al seno più diffuso ma anche il più “subdolo” da combattere.
L’iniziativa, guidata dall’Istituto Europeo di Oncologia (IEO) di Milano, ha dato vita a una collaborazione scientifica senza precedenti che coinvolge alcuni dei più prestigiosi centri di ricerca mondiale, dal Memorial Sloan Kettering di New York all’Università della California.

Che cos’è il carcinoma mammario lobulare

Il carcinoma mammario lobulare rappresenta circa il 10-15% di tutti i tumori al seno diagnosticati. Viene definito “subdolo” perché presenta caratteristiche che lo rendono particolarmente difficile da individuare e trattare:

  • Cresce in modo “silenzioso”, spesso senza formare noduli palpabili
  • Può essere difficile da vedere nelle mammografie tradizionali
  • Ha la tendenza a ripresentarsi anche dopo molti anni dal primo trattamento
  • Risponde meno bene alle chemioterapie standard

Il dottor Corso: “Finalmente un team dedicato a questo tumore”

Il nostro gruppo ha l’obiettivo di risolvere i principali problemi clinici posti da questo tumore subdolo“, spiega il dottor Giovanni Corso, chirurgo senologo dell’IEO e coordinatore del progetto internazionale. “Vogliamo capire perché il tumore lobulare può recidivare tardivamente, anche dopo 10 anni, perché ha una scarsa risposta alla chemioterapia e perché ha una forte aggressività locoregionale“.

Lo studio, pubblicato sulla rivista scientifica Cancer Treatment Reviews, rappresenta il primo passo di un ambizioso programma di ricerca che punta a migliorare drasticamente le cure per questo tipo di tumore.

Le scoperte che cambiano tutto

I ricercatori hanno identificato le “impronte digitali” genetiche del carcinoma lobulare, scoprendo mutazioni specifiche (CDH1, PIK3CA, ERBB2) che lo distinguono da altri tumori mammari. Queste informazioni sono fondamentali per sviluppare terapie mirate.
Ma c’è di più: lo studio ha anche chiarito quali esami diagnostici sono più efficaci per individuarlo precocemente.

Diagnosi precoce: la risonanza magnetica fa la differenza

Una delle scoperte più importanti riguarda la diagnosi. Mentre mammografia ed ecografia tradizionali possono “perdere” questo tumore a causa della sua crescita particolare, la risonanza magnetica e la mammografia con contrasto si sono dimostrate molto più precise nell’individuarlo.

Questo significa che le donne con sospetto di carcinoma lobulare devono essere indirizzate verso esami più specifici“, sottolinea Corso.
È fondamentale rivolgersi a centri specializzati con Breast Unit attrezzate“.

I consigli per le donne: prevenzione e stili di vita

La ricerca non si limita alle cure, ma offre anche indicazioni preziose per la prevenzione. Gli esperti dell’IEO hanno individuato alcuni fattori di rischio modificabili:

Da evitare o limitare:

  • Terapia ormonale sostitutiva prolungata (oltre i 5 anni)
  • Obesità, soprattutto dopo la menopausa
  • Stile di vita sedentario

Da fare:

  • Controlli genetici in caso di familiarità per tumori al seno
  • Attività fisica regolare
  • Alimentazione equilibrata ricca di frutta e verdura
  • Controlli senologici periodici presso centri specializzati

Quando rivolgersi a un centro specializzato

Se si scopre di avere un carcinoma mammario lobulare, bisogna rivolgersi a un centro specializzato“, avverte il dottor Corso. Non tutti gli ospedali sono attrezzati per gestire questa forma tumorale particolare, che richiede:

  • Diagnostica per immagini avanzata (risonanza magnetica, mammografia con contrasto)
  • Analisi molecolari specifiche
  • Chirurgia specializzata
  • Terapie personalizzate

La chirurgia si adatta al nemico
Il carcinoma lobulare cresce in modo “infiltrativo”, cioè si insinua tra i tessuti sani rendendo difficile definire i suoi contorni. Per questo motivo, i chirurghi stanno sviluppando tecniche operative specifiche, adattate a questa particolare modalità di crescita.
Non possiamo trattare tutti i tumori al seno allo stesso modo“, spiega il professor Paolo Veronesi, Direttore del Programma Senologia IEO.
Così come la cura è personalizzata sulla singola paziente, anche la ricerca deve orientarsi sullo specifico tipo di tumore“.

Le prospettive future: verso la guarigione al 100% dal tumore al seno lobulare

L’obiettivo della task force internazionale è ambizioso: portare la guaribilità del tumore al seno vicino al 100%. Per raggiungerlo, i ricercatori stanno lavorando su diversi fronti:

  1. Nuove terapie per superare la resistenza alla chemioterapia
  2. Strategie per prevenire le recidive tardive
  3. Protocolli chirurgici sempre più precisi
  4. Test genetici per identificare chi è a rischio

Un modello per altri tumori
Quello del seno è il tumore più studiato al mondo ed è spesso un modello per la ricerca e la cura degli altri tipi di cancro“, conclude Veronesi. I progressi ottenuti negli ultimi 10 anni sono stati straordinari, ma ora è il momento di fare il salto di qualità definitivo.

L’Italia all’avanguardia
Questa iniziativa conferma l’eccellenza italiana nella ricerca oncologica. L’IEO di Milano, insieme all’Università Statale, si pone alla guida di un network internazionale che include alcuni dei più prestigiosi centri di ricerca al mondo.
I risultati che abbiamo ottenuto negli ultimi anni sono straordinari“, sottolinea Veronesi.
Ma per fare ulteriori progressi dobbiamo analizzare tipo per tipo, a partire da quelli più difficili da studiare“.

Cosa significa per le pazienti

Per le donne che affrontano un carcinoma mammario lobulare, questa ricerca rappresenta una svolta concreta:

  • Diagnosi più precise grazie a nuovi protocolli
  • Cure personalizzate basate sul profilo genetico del tumore
  • Chirurgia meno invasiva ma più efficace
  • Minori possibilità di recidiva grazie a terapie mirate

Il messaggio di speranza
Anche i tipi di tumori mammari più temibili, se studiati a fondo, possono essere curati meglio“, conclude il dottor Corso. La nascita di questo gruppo di ricerca internazionale rappresenta un messaggio di speranza per tutte le donne: la scienza non si ferma mai e ogni giorno ci avvicina sempre di più a sconfiggere definitivamente il cancro.

Info utili: per informazioni sui centri specializzati e sui programmi di prevenzione, è possibile consultare il sito dell’Istituto Europeo di Oncologia (IEO) o rivolgersi al proprio medico di famiglia per essere indirizzate verso le strutture più appropriate della propria zona.

La ricerca è stata appena pubblicata sulla rivista scientifica Cancer Treatment Reviews.

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