Sclerosi Multipla SLA
Sclerosi Multipla
La sclerosi laterale amiotrofica (SLA) è una malattia neurodegenerativa a eziologia ignota, caratterizzata dalla paralisi progressiva e dalla perdita di tessuto muscolare, che si presenta in bassa percentuale come forma familiare (5-10%) e nei restanti casi in forma sporadica, con una prevalenza di 4-8/100.000 persone(1).

La tipica età media di esordio è intorno a 56 anni e il sesso maschile è generalmente più colpito di quello femminile, con un rapporto di 1,3:1. La forma familiare è causata da mutazioni del gene della superossido dismutasi 1 (SOD1) che non si riscontrano nella forma sporadica, indicandone una diversa genesi (2).

La patologia interessa sia i motoneuroni superiori che quelli inferiori, e i sintomi di esordio dipendono essenzialmente dal distretto muscolare colpito: debolezza asimmetrica a carico delle estremità degli arti (che condiziona zoppia o compromissione della prensione della mano), con tipica presenza di crampi o fascicolazioni, o sintomatologia bulbare (disartria, disfagia).

In questi ultimi anni si sono accumulate diverse evidenze che indicano come tra i calciatori vi sia un’elevata incidenza di tale patologia (3,4): per spiegare questo fenomeno sono state proposte numerose ipotesi, tra cui i ripetuti traumatismi a cui è soggetto il capo durante i colpi di testa (la Federazione olandese di calcio ha prudenzialmente vietato per tale motivo i colpi di testa nei praticanti al di sotto di 12 anni), il contatto continuativo con i pesticidi utilizzati nei campi da calcio, l’uso di sostanze dopanti che in soggetti predisposti possono attivare i meccanismi di morte neuronale e, molto recentemente, un’alterazione del processo infiammatorio (riduzione di alcune citochine e del tumor necrosis factor-a) indotto dallo strenuo esercizio fisico (5). Nessuna di queste ipotesi è stata al momento confermata definitivamente.

I meccanismi patogenetici

Per quanto riguarda i meccanismi patogenetici della SLA sporadica, in questi ultimi anni sono state suggerite varie ipotesi. Tra queste

  • l’eccitotossicità (in particolare da glutammato, che comporta un aumento dei livelli di glutammato > 40% nei neuroni),
  • meccanismi autoimmuni,
  • infezioni
  • e stress ossidativo.

Anche in questo caso si attendono ancora conferme definitive, mentre è dimostrato che, qualunque sia la patogenesi, il meccanismo iniziale della morte neuronale sembra essere correlato a un eccesso del flusso di calcio attraverso i recettori AMPA (α-amino-3-hydroxy-5-methyl-4-isoxazolepropionato).

È stato dimostrato che una subunità di questo recettore, denominata GluR2, è alterata a causa della variazione del processo molecolare detto di RNA editing. Studi compiuti da Hideyama et al. su tessuti umani di pazienti affetti da SLA hanno dimostrato un’alterazione dell’mRNA editing. Pertanto si ritiene che tale processo abbia un ruolo chiave nell’avviare il meccanismo patogenetico. Nei motoneuroni dei pazienti con SLA, la frazione dei recettori AMPA permeabile al calcio potrebbe essere aumentata, inducendo la morte neuronale da sovraccarico di calcio.

Diagnosi SLA

La diagnosi di SLA è basata essenzialmente su caratteristiche cliniche, test elettrodiagnostici e sull’esclusione delle altre patologie con sintomi correlati (7). La verifica delle caratteristiche cliniche è tipicamente raccolta nei criteri di El Escorial (8). L’elettromiografia deve dimostrare l’evidenza di un coinvolgimento di almeno tre gruppi muscolari. La diagnostica può essere completata da

  • indagini ematochimiche (istochimica, raccolta delle urine nelle 24 ore per la ricerca di metalli pesanti, dosaggio di vitamina B12 e folati, valutazione della funzione tiroidea ecc.)
  • e dalle valutazioni neurologiche e neuropsichiche.

La diagnosi differenziale della SLA è con altre patologie neuromuscolari

  • l’atrofia bulbare (malattia di Kennedy)
  • e la paraplegia spastica ereditaria hanno una base genetica,

mentre tra la malattie acquisite occorre ricordare la sclerosi multipla, la miastenia gravis e alcune sindromi paraneoplastiche.

Diagnosi genetica molecolare

La diagnosi genetica molecolare, disponibile in molti laboratori, potrà giocare in futuro un ruolo fondamentale nella diagnosi dei sottotipi genetici della patologia. Il trattamento della SLA rimane a tutt’oggi palliativo. É preferibile che esso sia gestito da una equipe multidisciplinare che comprenda neurologi, pneumologi, infermieri specializzati, foniatri, fisioterapisti, terapisti occupazionali e respiratori, nutrizionisti, psicologi e genetisti. É stato infatti dimostrato che tale approccio multidisciplinare migliora significativamente la prognosi 9). Altri fattori che influenzano la sopravvivenza sono l’età, la capacità vitale spirometrica, l’affaticabilità, la forza, la spasticità e la depressione (10).

Allo stato attuale, riluzolo, un antagonista glutamatergico, è l’unico farmaco approvato dalla Food and Drug Administration per il trattamento della SLA. La sua utilità clinica è tuttavia ancora in discussione a causa della modesta efficacia, della possibilità di effetti collaterali e dell’alto costo.

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