Il bipolarismo nella Sociatria Organalitica viene interpretato come una delle espressioni più emblematiche del disagio psichico contemporaneo, causato dalla trasformazione incessante delle strutture sociali.
Sociatria Organalitica
Questa disciplina, ideata da Sergio Bevilacqua, rappresenta una rivoluzione rispetto alla psichiatria tradizionale, proponendosi come evoluzione scientifica della sociologia e fondandosi su una metodologia derivata dalla psicanalisi: l’Organalisi.
La Sociatria Organalitica è una scienza clinica che analizza il funzionamento delle società come se fossero soggetti, intervenendo su di esse per risolvere problematiche individuali.
È una pratica terapeutica che non si limita all’individuo, ma coinvolge il contesto societario in cui esso vive, riconoscendo che molte patologie mentali, incluso il disturbo bipolare, nascono da disfunzioni organizzative, familiari, lavorative o culturali.
Nel caso del bipolarismo, la diagnosi classica si concentra sulle oscillazioni emotive e cognitive dell’individuo. Tuttavia, secondo la Sociatria Organalitica, queste oscillazioni sono spesso la risposta adattiva a contesti societari instabili o contraddittori.
Le società moderne, definite “di Grande Massa”, non offrono più riferimenti stabili: le appartenenze sono fluide, le gerarchie sociali si dissolvono e l’individuo si trova disorientato, incapace di integrare emozioni e pensiero in modo coerente.
La cura, quindi, non può basarsi unicamente su terapie farmacologiche che “soffocano” i sintomi. Deve piuttosto mirare alla ristrutturazione dei contesti in cui il paziente è immerso.
Attraverso il ciclo clinico sociatrico (anamnesi, diagnosi, definizione e attuazione della cura), si interviene sulle dinamiche familiari, sui sistemi valoriali e sugli assetti organizzativi che contribuiscono alla disgregazione dell’equilibrio psichico.
L’approccio della Sociatria Organalitica è particolarmente utile anche per quei casi in cui la funzione regolativa della famiglia è compromessa, ostacolando lo sviluppo di una personalità stabile.
In conclusione, significa considerare il soggetto nella sua totalità e intervenire non solo sui sintomi, ma anche sul contesto che li genera. Una prospettiva innovativa e necessaria per una società in continua trasformazione.











