Palazzo Marino e la Monaca di Monza: tra storia, leggende e destini incrociati
La storia concorda sul fatto che il nome del noto Palazzo, oggi sede del Comune di Milano, si riferisca al conte Tommaso Marino, banchiere genovese, rozzo e senza scrupoli, che aveva accumulato fortune in città in modi tutt’altro che onesti. Intorno alla storia di Palazzo Marino sono fiorite diverse leggende: questa è una tra le più note e affascinanti, spesso evocata quando si parla del legame tra Palazzo Marino e la Monaca di Monza.
Si narra che un giorno l’anziano vedovo banchiere, sul sagrato della vecchia Chiesa di San Fedele, vicino a casa, abbia incrociato lo sguardo di una bellissima ragazza, restandone fulminato. Lei era Arabella Cornaro, una giovane e avvenente veneziana di nobili origini (discendeva dalla famiglia di Caterina Cornaro, Regina di Cipro), figlia di un noto aristocratico. Il vecchio conte non solo non era adatto a lei per l’età, ma nemmeno possedeva un’abitazione degna delle aristocratiche dimore veneziane.
E infatti il padre rifiutò la sua richiesta di prenderla in moglie, sostenendo che la dimora del pretendente non fosse sufficientemente decorosa per la figlia, abituata a ben altri fasti. Così il conte si diede da fare per costruire una residenza abbastanza fastosa da poter convincere il padre della giovane a cambiare opinione e acconsentire al matrimonio. In quei giorni venne composta una canzone che a Milano ancora qualcuno ricorda:
“Ara, bell’Ara discesa Cornara, de l’or fin, del cont Marin strapazza bardocch, dent e foeura trii pitocch, trii pessitt e ona massoeura, quest l’è dent e quest l’è foeura”.
La costruzione del palazzo e il destino tragico di Arabella
Per la costruzione del palazzo, Marino chiamò il famoso architetto Galeazzo Alessi e con lui alcuni dei massimi scultori della Fabbrica del Duomo. Le spese sostenute da Tommaso Marino furono così ingenti da portarlo sull’orlo del fallimento: le autorità spagnole gli confiscarono il palazzo.
Non si sa molto della vita di Arabella: un giorno la trovarono morta in un palazzo di famiglia a Gaggiano, impiccata al baldacchino del letto. Una morte misteriosa e tragica, che contribuì a circondare di ombre e superstizioni la storia del palazzo.
Quando nel 1572 Tommaso morì all’età di 97 anni, lasciò un impero traballante, un palazzo incompiuto e due figlie piene di debiti: Virginia e Clara. Virginia sposò in seconde nozze Martino de Leyva, nipote di Antonio de Leyva, il primo governatore spagnolo di Milano. Dai due, che abitavano proprio a Palazzo Marino, nascerà Marianna, la futura Monaca di Monza, resa immortale da Alessandro Manzoni.
Tratto da
24orenews.it Milano












