Ravello - Villa Cimbrone
Ravello Villa Cimbrone

A Ravello,  in autunno, Villa Cimbrone restituisce un’emozione più intensa delle sere estive dai tramonti rossi. Ravello si fa più raccolta, i caffè in piazza accolgono un turismo selezionato, quasi rarefatto, e la luce più morbida avvolge ogni prospettiva. I giardini di Villa Rufolo, ancora segnati dall’imponente palco dei concerti, sembrano oscillare tra il fascino della musica e il desiderio di ritrovare la loro naturale armonia. Poco più in alto, a Ravello, è invece Villa Cimbrone a imporsi con la sua vegetazione rigogliosa e controllatissima, insieme all’orizzonte che fonde mare e cielo in un unico respiro.

Giorgio Vuilleumier, autentico gentleman e custode della dimora, ci accompagna lungo il viale che conduce al tempietto a pagoda, prima di raggiungere il celebre belvedere “dove il cielo e il mare sono così vividamente azzurri che non è possibile distinguerli l’uno dall’altro”, come annotò Gore Vidal, uno degli ospiti più illustri della villa.

All’alba, l’aurora illumina l’ansa del Golfo di Salerno; al tramonto, nelle giornate terse, lo sguardo corre oltre la punta estrema della Costiera Amalfitana. È qui che Villa Cimbrone rivela la sua essenza più pura: un luogo sospeso tra storia, natura e memoria, dove ogni stagione ha un suo modo di incantare.

Villa Cimbrone tra storia, giardini e memorie illustri di Ravello

Seguendo i vialetti che salgono verso il roseto, Vuilleumier racconta come musica e rose condividano la stessa vibrazione emotiva. Quest’anno, confida, nessun visitatore ha potuto ammirare la fioritura di iris e peonie. Eppure, l’atmosfera rimane quella fin de siècle che Ernest William Beckett, II Lord Grimthorpe, volle imprimere alla residenza. Fu lui ad avviare il restauro nei primi anni del Novecento. Prima ancora, la villa apparteneva alla famiglia Fusco, che dal Cinquecento ne ampliò gli spazi e ne rinnovò le decorazioni. L’antica “casa palaziata” divenne così una dimora d’eccezione.

Nel Settecento i saloni furono impreziositi da affreschi con imagines clipeate, bozzetti arcadici e grottesche. Nello stesso periodo nacquero il viale centrale e il Terrazzo del Belvedere. Da qui — come scrisse Cosima Wagner nel 1880 — si gode “il panorama più bello di tutti”. Ferdinand Gregorovius, viaggiatore tedesco, nel 1853 definì Villa Cimbrone “incomparabile… sorta tra rose e oleandri su un altopiano da cui lo sguardo spazia nel mare”.

L’arrivo di Lord Grimthorpe

Dopo decenni di abbandono, Lord Grimthorpe restituì alla villa un nuovo respiro, fondendo stili e suggestioni in un insieme che rifletteva il gusto anglosassone dell’epoca. Il giardino fu ridisegnato seguendo le indicazioni della botanica Vita Sackville‑West, mantenendo il viale centrale come asse portante.

Furono ricostruiti gli ambienti danneggiati dai terremoti, come il Chiostro arabo‑siculo‑normanno. Vennero inoltre integrati nuovi spazi, tra cui la Cripta e il loggiato neogotico, divenuto nel tempo un luogo di ritrovo per gli esponenti del Circolo di Bloomsbury.

La villa ospitò aristocratici, artisti e intellettuali di ogni provenienza. Tra questi, i Duchi di Kent, Henry Moore, Eliot, Virginia Woolf, Lawrence, Forster, Russell, Keynes, Violet Trefusis, Dalí, Greta Garbo, Stokowski e i principi di Liegi. Gli interni, rinnovati tra il 1907 e gli anni Venti, conservano ancora oggi arredi preziosi, dipinti e mobili d’alta epoca. L’insieme mantiene un equilibrio di sobrietà ed eleganza.

Le pavimentazioni alternano riggiole antiche e mattonelle vietresi, con nuance che spaziano dal verde ramino al blu cobalto. Gli arredi barocchi differenziano le stanze, tutte affacciate su uno scenario naturale incomparabile. Più in basso, tra la vegetazione lussureggiante, si trova la piscina. Poco oltre sorge il ristorante stellato Il Flauto di Pan. Ancora più giù, l’orto biologico rifornisce quotidianamente la cucina della villa.

All’alba, l’aurora illumina l’ansa del Golfo di Salerno; al tramonto, nelle giornate terse, lo sguardo corre oltre la punta estrema della Costiera Amalfitana. È qui, a Ravello, che Villa Cimbrone rivela la sua essenza più pura: un luogo sospeso tra storia, natura e memoria, dove ogni stagione ha un suo modo di incantare.

 

A cura di Teobaldo Fortunato

Pubblicato su: Milano 24orenews

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