GALLERIA PACE
mostra personale di
ALESSANDRO BOLOGNINI
Dal 10 aprile al 27 aprile 2013
Milano – via San Marco 1
La produzione artistica di Alessandro Bolognini si lega indissolubilmente al Manifesto del Distruzionismo Purificatorio da lui stesso redatto nel giugno 2012 e progressivamente integrato con nuove indicazioni. Questo, programmatico e rigoroso, parte dalla considerazione di un’umanità decadente, inebetita e autolesionista, per la quale è tuttavia possibile ottenere un riscatto. L’arte, per Bolognini, è la personale via per un ordine nuovo: individuate pulsioni e mete di illusorie ricerche, l’artista assume un ruolo che vuol essere purificatorio: la messa in scena delle sue narrazioni non comunica il dramma o la commedia della vita umana, bensì la proiezione di stati mentali e fisici: oggetto di analisi sono infatti gli stereotipi umani, le illusioni e le ideologie. L’approccio sociologico è evidente nel filone di ricerca delle Teste di Legno: qui lo stereotipo, quale meccanismo di conoscenza, interpretazione e difesa dall’altro, è indagato con fare giocoso partendo dal dato personale per poi abbracciare un’umanità composta da tipi fisiognomici, attraverso un figurativismo contemporaneo caratterizzato da immagini parzialmente toonizzate, accostabili ai memes ed emoticon dei social network e della comunicazione digitale. Altre figure si ergono solitarie, ben strette in giri di fil di ferro e chiodi; il materiale che le compone è l’essenza stessa, antropomorfizzata, delle succitate; altre volte i personaggi di Bolognini sono attori di una narrazione che si svolge entro scenari memori del cinema d’animazione di Tim Burton. Molte opere, infatti, si sviluppano a partire da un sostegno di base in composizioni miste con altezze e volumi dislocati entro la piattaforma: nascono piccole scenografie di urbana familiarità, abituale degrado. Frammenti di oggetti di consumo, per sineddoche, divengono da parte a tutto, come il pezzo di lattina che diventa un cestino per rifiuti in una tavola scenica che descrive un interno. Composta da oggetti residuali, personali, contestuali, questa poetica del quotidiano, unita al linguaggio antropomorfo ed essenziale, è la chiave di comprensione di un’arte incentrata sulla disillusione e sulla constatazione della condizione umana. La ricerca artistica di Alessandro Bolognini, iniziata con la stesura del Manifesto, si arricchisce, nell’ultimo periodo di produzione, del rapporto tra arte e psicologia: ambito di interesse dell’artista per la comprensione dei meccanismi sociali e psicologici, diventa l’occasione per formulare un vocabolario di stati fisici e mentali, di situazioni narrative legate a temi quali la paura e il disagio, la morte, lo stato liberatorio che deriva dalla presa di coscienza, e la verità, scardinata e annullata dalla feroce critica alle ideologie sociali, politiche e religiose. L’aspetto purificatorio delle sue opere, lontane dal provocare il solo godimento estetico, si collega ad una funzione sociale dell’arte: Alessandro Bolognini, consapevole della forza taumaturgica di quest’ultima e dell’importanza del periodo di formazione dell’individuo, approfondisce lo studio delle tavole proiettive utilizzate in psicologia e nella psicometria per individuare elementi di disagio particolarmente (ma non esclusivamente) in età scolare. Il risultato di tale ricerca colpisce per la pregnanza di simboli nascosti in ermetiche narrazioni dettagliate di particolari che veicolano stati personali ma anche la volontà dell’artista di raccontare a volo d’aquila il panorama di segnali di degradazione, disagio e paura. Forte il desiderio di comunicare così come l’intenzione maieutica insita in molti lavori; lodevole l’ironia disincantata che, come occhio sicuro, sa cogliere lo storto, l’assurdo e il vano dell’esistenza; chiara l’intenzione di Alessandro Bolognini di non promettere agli osservatori effimere isole felici di godimento estetico ma un onesto, nuovo punto di partenza.
Sara Alessandrello – Critico d’arte indipendente












