Frank Lloyd Wright

A cura di Luca Medici
www.my-home.biz

Luca Medici

L’architetto americano Wright mise sempre l’uomo come punto focale della sua architettura, ma sempre in simbiosi con la natura. Visse dal 1867 al 1959 e operò dal 1893 alla sua morte. Va detto che dal 1895 al 1905 negli Stati Uniti non c’era uno stile architettonico ben preciso, ma più che altro troviamo un’accozzaglia di stili eclettici. Questi stili non avevano nessun legame, intellettuale o spirituale, con gli ideali della nazione. L’influenza materna determinò la sua formazione; imparò presto a leggere e sul carro che lo accompagnava a scuola portava con sé un’edizione tascabile delle opere teatrali e dei sonetti di Shakespeare. Suo padre influenzò il piccolo Frank suonando in chiesa le corali di Bach e la sera sul pianoforte di casa suonava le sonate di Beethoven sui cui accordi il piccolo Frank si addormentava. Raggiunta la maggiore età, dopo una breve esperienza alla scuola di ingegneria dell’Università del Wisconsin, si trasferì a Chicago per seguire la sua vocazione di architetto. La prima architettura che si può associare al giovane Wright fu la “Prairie House”, dal 1900 al 1911, un termine che stava ad indicare un tipo di abitazione che si adattava al meglio alla prateria del Midwest che circondava la periferia di Chicago. Questa distesa tranquilla suggerì in Wright un tipo di architettura con edifici bassi, ampi giardini, tetti dalla dolce pendenza, profili calmi, grandi terrazzi ed enormi camini. Queste prime abitazioni erano caratterizzate da linee orizzontali, materiali naturali e piante aperte, una novità per l’epoca. Wright credeva fermamente che più l’uomo viveva vicino alla natura, più il suo benessere personale, spirituale e fisico si sviluppava come una conseguenza diretta di questo rapporto di vicinanza. Grazie a questo rispetto della natura i suoi edifici erano sempre integrati nel paesaggio in modo che l’uomo vivesse una doppia esperienza di vita, sia con la casa, ma anche con ciò che la circonda, la natura appunto. Le opere di Wright progredivano parallelamente all’espandersi della sua creatività modificandone negli anni non solo le forme, ma anche i concetti abitativi e di penetrazione della luce, attribuendo alla stessa un concetto di umanità. La prima casa cui poté controllare totalmente sia gli esterni sia gli interni fu “casa Bradley” nel 1900 (Kankakee – Illinois); esattamente un anno più tardi si dedicò alla “Thomas House” (1901 – Oak Park – Illinois) caratterizzata dal basamento che si trova completamente a livello del suolo con un ingresso ad arco che porta ad una scala che conduce in una grande veranda. Nel 1907 si dedicò alla “Coonley House” (Riverside – Illinois) con cui, grazie al feeling instaurato con i proprietari del terreno, Wright poté dare il meglio di sé creando una pianta orizzontale caratterizzata con le aree separate in base alle diverse funzioni. Uno degli edifici privati più conosciuti di Wright è senza dubbio la “Robie House” (1906 – Chicago – Illinois) che grazie alla sua pianta allungata e ai suoi materiali resistenti al fuoco come i mattoni a vista e il cemento, è diventata una delle opere dell’architetto più studiate e ammirate. Sono due però gli edifici più iconici progettati da Wright, forse fra gli edifici più conosciuti al mondo, la casa sulla cascata, chiamata “Fallingwater House”, conosciuta anche come “casa Kaufmann” (1935 – Stewart – Pennsylvania) e il Guggenheim Museum di New York (data inizio lavori 1956). La casa sulla cascata è stata definita dallo stesso architetto come “una grande benedizione fra quelle che si possono ricevere sulla terra”: si tratta di un’ardita costruzione edificata sul ruscello Bear Run e considerata uno dei capolavori organici di Wright, poiché mai in nessun altro edificio privato la natura si fonde così in armonia ed equilibrio con l’ambiente domestico. Il Guggenheim invece è caratterizzato da un’altra grande idea rivoluzionaria. I musei normalmente sono caratterizzati da lunghe gallerie da attraversare, costringendo i visitatori ad un percorso obbligato. Il Guggenheim di New York è stato concepito come un’enorme spirale ascendente circondata da un pozzo aperto dove il visitatore può sempre decidere di prendere l’ascensore ad ogni piano per salire oppure scendere, a suo piacere. I lavori cominciarono il 16 agosto 1956, ma Frank Lloyd morì nell’aprile del 1959 e il museo fu inaugurato e aperto al pubblico sei mesi dopo la morte di Wright, il 21 ottobre del 1959. L’architetto americano esercitò un’influenza unica sul mondo dell’architettura della prima metà del XX secolo.

Tratto da
Milano 24orenews Maggio 2021

Banner MI24 Maggio 2021