Filar Optomaterials

Filar Optomaterials e il caso mascherine: cinque anni dopo il Cura Italia

Cinque anni dopo l’approvazione del decreto Cura Italia, la situazione di molte aziende italiane che avevano risposto all’appello per la produzione di dispositivi sanitari durante l’emergenza Covid-19 è tutt’altro che risolta. Tra queste, c’è Filar Optomaterials, azienda sarda guidata da Pier Giorgio Lorrai, che oggi si ritrova con macchinari inutilizzati e magazzini pieni di materiale mai distribuito.

Un impegno nato per rispondere all’emergenza sanitaria

Nel 2020, nel pieno della crisi pandemica, il Governo italiano varò misure straordinarie per incentivare la produzione nazionale di dispositivi di protezione individuale, come le mascherine chirurgiche. Il decreto Cura Italia prevedeva incentivi e sostegni economici per le imprese che avessero riconvertito parte della loro produzione in questa direzione.

Molti imprenditori, spinti dalla volontà di contribuire concretamente alla sicurezza sanitaria del Paese, decisero di rispondere a questo appello. Filar Optomaterials, pur essendo specializzata nella distillazione di terre rare per il settore tecnologico, decise con entusiasmo di attivare due linee produttive dedicate esclusivamente alle mascherine.

Dall’entusiasmo alla delusione: la promessa mancata

Pier Giorgio LorraPier Giorgio Lorrai, titolare della Filar, ricorda con lucidità quel momento: “Sono un entusiasta – spiega – e sono nato in una terra spesso dimenticata. Creare una realtà imprenditoriale qui è stato difficile, ma ci sono riuscito. Quando è scoppiata la pandemia, ho deciso di dare una mano. Non per ottenere profitti, ma per senso civico”.

Lorrai, come altri imprenditori sardi, aveva preso alla lettera le rassicurazioni pubbliche arrivate nel 2020. Tra queste, le dichiarazioni del Commissario straordinario di Invitalia, che garantiva l’acquisto da parte dello Stato di tutte le mascherine prodotte grazie agli incentivi del decreto.

Problemi strutturali e concorrenza cinese

Purtroppo, la realtà dei fatti si rivelò molto diversa. Le tempistiche tecniche per ottenere i materiali necessari alla produzione si allungarono notevolmente. Inoltre, i costi di produzione per le aziende italiane risultarono ben più alti rispetto alle mascherine importate dalla Cina, che inondarono il mercato a prezzi stracciati.

Il risultato fu disastroso: produzioni invendute, mancati pagamenti degli incentivi promessi e una montagna di dispositivi fermi nei magazzini.

La Commissione d’inchiesta sul Covid riapre la ferita

Nel 2025, la vicenda è tornata d’attualità grazie alla Commissione d’inchiesta sulla gestione dell’emergenza Covid, presieduta dal senatore Marco Lisei. Le tensioni in seno alla Commissione e le testimonianze emerse nei media riportano alla luce errori, ritardi e mancate promesse che hanno lasciato molte imprese in ginocchio.

Quel che sta accadendo oggi in Commissione non può passare sotto silenzio”, afferma Lorrai. “Non chiedo risarcimenti milionari, ma almeno il riconoscimento che quanto abbiamo fatto è stato reale, concreto, mosso da spirito di servizio. E che non meritiamo l’abbandono e il silenzio istituzionale”.

Un danno economico e morale per molte imprese

Il caso di Filar Optomaterials non è isolato. Diverse realtà imprenditoriali sarde e italiane si trovano oggi nella medesima condizione: macchinari acquistati con fondi propri e mai ammortizzati, materiali stoccati e non utilizzabili, personale formato e poi disperso, nessun ritorno economico e, peggio ancora, nessun riconoscimento istituzionale.

Molti di questi imprenditori lamentano anche la totale assenza di controlli e regole chiare nella gestione degli incentivi. Alcuni hanno ricevuto parziali rimborsi, altri nulla. E nel frattempo, la concorrenza internazionale ha sottratto completamente quel mercato emergenziale di cui l’Italia avrebbe potuto essere protagonista almeno per un periodo.

Un appello alle istituzioni: non dimenticare

L’appello di Lorrai e degli altri imprenditori è semplice: non dimenticare. Non dimenticare lo sforzo fatto in un momento drammatico, non dimenticare le promesse, non dimenticare il senso civico che ha guidato molte imprese nel riconvertire la produzione, pur sapendo che non sarebbe stata un’operazione redditizia.

“Io non cercavo copertine sui giornali”, conclude Lorrai. “Solo di dare un contributo alla mia terra. Ma oggi ci sentiamo lasciati soli, come se tutto fosse stato inutile”.

Un caso emblematico del fallimento istituzionale

Il caso Filar Optomaterials mascherine Cura Italia rappresenta un simbolo di fallimento politico e gestionale di un’intera fase dell’emergenza pandemica. E oggi, con la Commissione d’inchiesta ancora in corso, si chiede finalmente verità e giustizia per centinaia di imprese che avevano scelto di credere nella parola dello Stato.

Serve una risposta concreta, non solo sul piano politico, ma anche sul piano economico e morale: affinché chi ha agito con coraggio e senso di responsabilità non venga dimenticato, e affinché episodi del genere non si ripetano in future emergenze.

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