In un mondo come quello dei nostri giorni dove tutti siamo bombardati da immagini attraverso i social, vedere una mostra fotografica come quella appena inaugurata a Venezia a Palazzo Grassi è davvero emozionante. La Pinault Collection ha infatti acquisito e quindi esposto la straordinaria collezione di Condè Nast.
Uno sterminato archivio dai primi del ‘900 agli anni ’70 prodotto da rinomati artisti internazionali come i fotografi Edward Steichen, Berenice Abbott, Cecil Beaton, Lee Miller, Andrè Kertész, Diane Arbus, Irving Penn, Helmut Newton e altrettanto importanti illustratori come Eduardo Garcia Benito, Helen Dryden e George Wolfe Plank.

Questo importante parterre di personalità ha definito l’estetica fotografica e artistica del loro tempo pubblicando regolarmente nei decenni scorsi sulle riviste edite da Condè Nast come Vogue, Vanity Fair, Gouse & Garden, Glamour, GQ ecc.
La mostra è stata curata con grande qualità da Matthieu Humery. E lui rimarca giustamente che in un’epoca in cui ogni minuto vengono creati milioni d’immagini, condivise poi all’istante tramite Instagram, Facebook, LinkedIn ecc., la mostra “Chronorama” a Palazzo Grassi riveste un ruolo di trasmissione all’attuale e alle future generazioni di grande importanza.
Una vasta emozionante rassegna, suddivisa per decenni sui due piani di Palazzo Grassi, che racconta al meglio la prolificità della cultura fotografica del secolo scorso, prima dell’avvento della cultura digitale. Percorrendo le sale sobriamente allestite ci troviamo faccia a faccia con questo immenso flusso di immagini, una visione caleidoscopica di un viaggio in tempi passati.
Altra interessante inaspettata cosa, all’interno di questa vasta rassegna di oltre 400 opere è la piacevole presenza di dipinti di quattro artisti contemporanei, Tarragona Krajnak, Eric N. Mack, Daniel Spivakov e in particolare della veneziana Giulia Andreani che ci ha piacevolmente colpito per la sua rilettura in chiave femminista di alcune illustrazioni presenti in mostra.
Pinault continua a stupirci per la sua grande attenzione all’arte contemporanea presente nei suoi spazi veneziani, ricordiamo ancora con stupore la bellissima mostra del 2022 di Marlene Dumas e quella a Punta della Dogana di Bruce Nauman. Oltre all’esemplare coraggioso intervento architettonico di Tadao Ando, elogio strepitoso al materico cemento a Punta della Dogana e alla Bourse di Parigi sempre di proprietà di Pinault. Intervento, quest’ultimo all’interno di un palazzo storico parigino che forse, purtroppo, in Italia non avrebbero permesso di realizzare per la nostra sovente incapacità delle istituzioni a permettere un dialogo, quando è di qualità indiscussa, tra il contemporaneo e l’antico.
Da noi in Italia ci sono dei tabù difficilmente abbattibili a questo riguardo. Per fortuna ci sono delle pregevoli eccezioni. Ad esempio, Carlo Scarpa è riuscito a realizzare a Venezia capolavori come il negozio Olivetti in Piazza San Marco e la Fondazione Querini Stampalia. E Ignazio Gardella la mitica “Casa alle Zattere” vicino alla Chiesa di Santo Spirito. Ma non sempre questo viene compreso.
Intanto, godiamoci questa vasta rassegna dell’archivio Condè Nast che Palazzo Grassi inaugura domenica 12 marzo e che rimarrà visitabile fino al 7 gennaio 2024.
Mostra che Anna Wintour, Chief Officer di Condè Naste Global Director, Vogue, ha positivamente commentato l’esposizione paragonandola a una esemplare lezione di storia:
«Genio e coraggio, le parole che evocano per me queste fotografie. Una selezione che è anche una lezione di storia, raccontata in una serie di scatti che ripercorrono quasi un secolo intero attraverso le raffigurazioni di persone, luoghi, mode, cultura e arte».
«Ogni fotografia – ha proseguito la mitica Anna Wintour – è dunque un atto giornalistico/ questa persona è rappresentativa dei nostri tempi, questi abiti descrivono l’epoca in cui viviamo, questo edificio o questo oggetto spiegano la nostra Era».
Venezia ha varie autorevoli Fondazioni culturali che rendono questo luogo unico al mondo ancora più interessante e occasione di piacevoli ritorni a goderne la sua bellezza anche in occasione di queste preziose mostre. L’anno prossimo in occasione della Biennale d’Arte 2024 oltre a quella di Pinault, di Fondazione Prada, di Fondazione Giorgio Cini, di Fondazione Querini Stampalia, ecc. se ne aggiungerà una nuova, proprio vicino a Punta della Dogana, accanto alla Chiesa di Santa Maria della Salute. Inaugurerà infatti la Fondazione Sanlorenzo Art dei cantieri navali Sanlorenzo, guidati dal 2005 dall’imprenditore torinese Massimo Perotti. Oltre ad essere il primo cantiere al mondo come mono brand, il più organicamente collegato ai più autorevoli designers contemporanei, e al mondo dell’arte negli eventi topici di questo settore, essendo Sanlorenzo Global Partner in esclusiva di Art Basel a Basilea, a Miami, a Parigi e a Miami. L’anno scorso, non a caso, è stato anche main sponsor del Padiglione Italia. Sanlorenzo è anche il cantiere navale più sostenibile del settore avendo fatto un accordo in esclusiva con Siemens Energy per realizzare yacht che andranno a metanolo verde. E la Fondazione Sanlorenzo Art a Venezia proseguirà questo percorso di attenzione all’arte contemporanea e alla sostenibilità.
Sergio Buttiglieri











