Mentre è ancora in corso a Londra presso il Museo del Design, fino a domenica 8 settembre 2024, la grande mostra monografica, curata da Hans Urlich Obrist, su Enzo Mari che consiglio a tutti di non perdere, mi é tornato in mente il suo mitico intervento che tenne a Lerici, invitato da me, in accordo con Massimo Perotti, ad un convegno sul lusso e la nautica organizzato da Sanlorenzo nel dicembre 2006 a Villa Marigola.
Uno dei maestri indiscussi del design italiano era sicuramente Enzo Mari. Firma fra le più riconosciute del nostro tempo che per Driade aveva realizzato fra le cose più interessanti del suo catalogo vincitrici fra l’altro di 2 Premi “Compasso d’Oro”. Ha ricevuto in totale 5 premi Compasso d’Oro – il premio più prestigioso del design – di cui 4 per i suoi prodotti e il Compasso d’Oro alla carriera nel 2011.
Intervento di Enzo Mari ad un convegno sul lusso organizzato da Sanlorenzo a Villa Marigola a Lerici nel dicembre 2006
Il suo fu naturalmente un intervento intelligentemente destabilizzante, confermando quello che Ettore Sottsass già nel ’73 diceva di lui: “…oggetti quelli di Mari come bende per lenire il dolore delle nostre ferite, ma parole quelle di Mari come sferzate per aprire i nostri occhi sulle nostre ferite…”
Una spiazzante riflessione sulla percezione del lusso da parte di questo guru del minimalismo ante litteram. Ma anche un magnifico pretesto per far riflettere innanzitutto sulla qualità della forma.
Perché la forma buona è ciò che è, e non quella che sembra. Perché tutto ciò che sembra è una imitazione.
Forma e significato
“Forma e significato”, incalzava Mari, “lo dicevano già i greci, sono due corna dello stesso problema: corrispondono”.
“Le forme che sembrano, come la quasi totalità delle forme degli attuali yacht prodotti in tutto il mondo, vogliono dire che sono fatte prendendo dei significati superati che imitano, si mischiano, fanno un minestrone indefinito, composto da 12000 significati presi in tanti luoghi diversi e tutto ciò produce una forma che semplicemente sembra”.
…”E guardando il sistema dei segni degli yachts Sanlorenzo devo dire che la qualità degli interni è di una dignità (testuali parole), se paragonato all’orrore e al cattivo gusto degli altri marchi, di altissimo livello”…
“Quando si parla del lusso di altissimo livello si ha bisogno di qualità di alto livello. Questa qualità non dipende, come erroneamente solitamente si pensa, dal territorio ma dalla storia culturale di quel luogo.”
“Dipende dalla cultura di 2000 anni di produzione di quel posto, non del luogo fisico come tale (troppo spesso strumentalmente mitizzato). Quindi la qualità degli yacht non dipende dalla storia della costiera ligure ma dalla storia del rinascimento italiano, dal pensiero galileiano, dalla storia di Roma che assume la storia della cultura greca, insomma dai capisaldi della cultura dell’Occidente. Perché la qualità per Mari implica la conoscenza della storia. Se ci si dimentica di questo allora ricadiamo nelle stupidaggini della pubblicità e dei telefilm”.

E quindi, si chiedeva Mari, come fare degli yacht di questa qualità?
“Pur sapendo che il contesto sociale non ci permette di fare questo gli piace porre il dubbio che alla base della qualità ci sia la cultura, la conoscenza, il rapporto reale con la vita. Ci sia un percorso circolare delle conoscenze che esca fuori dalla parcellizzazione disciplinare. Alla base della qualità ci siano quelli che lavorano e trasformano la materia”.
E questa qualità la potrete vedere agli imminenti saloni nautici di quest’anno tutti a settembre: Cannes 10/15, Genova 19/24 e Montecarlo 25/28, in cui Sanlorenzo esporrà i suoi yachts ancora altamente sartoriali e di grande design oltre che con una forte attenzione alla sostenibilità.
Sergio Buttiglieri











