A tu per tu con i Kutso, al 65° Festival di Sanremo nella Sezione Giovani con il brano “Elisa”.…
di Mauro Caldera.
“Elisa” è un gioco musicale che fa il verso all’eterno divario tra uomo e donna: lei cerebrale e idealista; lui superficiale e materialista” – racconta il cantante Matteo Gabbianelli – “è uno swing gioiosamente frenetico con una melodia ariosa, circondata da un muro di chiassose chitarre a supporto di un cantato con picchi vocali al limite dell’epico. Il risultato è un coinvolgente fracasso”.
I Kutso porteranno sul palco dell’Ariston la loro musica solare e irriverente, tappeto sonoro di testi segnati da forti dosi di simpatico disfattismo e smielato sarcasmo.
Impegnati da oltre un anno in un tour senza sosta, denominato appunto “Perpetuo Tour”, hanno collezionato – solo nel 2014 – più di 120 date in tutta Italia.
Il 2014 dei Kutso è costellato da grandi eventi: primo tra tutti il Concerto del Primo Maggio a Roma, durante il quale si sono esibiti davanti a 700.000 persone. Ad esso fanno seguito le aperture a Caparezza: a Miami (USA) in occasione dell’Hitweek Festival e al Postepay Rock in Roma 2014. Due grandi occasioni che hanno trovato l’appoggio di un pubblico particolarmente partecipe e divertito.
Altro evento memorabile è la partecipazione all’Hard Rock Live Roma in Piazza del Popolo insieme a grandi nomi come Negramaro, The Fratellis, Velvet e Jack Jaselli.
Video ufficiale del brano sanremese:
Un gruppo davvero particolare: non sono ragazzi tranquilli e porteranno un po’ di animazione sul palco dell’Ariston. “Continueremo a fare quello che facciamo normalmente nei nostri concerti”. Giocherelloni? “Diciamo che porteremo a Sanremo una festa”.
Siete pronti?
“Assolutamente, sono già due mesi che stiamo lavorando”.
Da cosa deriva il vostro nome e soprattutto come si deve pronunciare?
“Il nostro nome nasce sui banchi di scuola: quando avevo 16 anni scrivevamo le parolacce in questo modo. Il nome va letto con una pronuncia inglese e… ahimè, la “u” diventa “a”. Camuffavo le brutte parole in questo modo. Ce lo siamo portati avanti per un bel po’di tempo, anche se per qualche anni lo pronunciavamo con la lettera “u”. A un certo punto, come se la farfalla fosse uscita dal bozzolo, abbiamo presto totale coscienza del nostro nome divulgandolo così com’è. A Sanremo, Carlo Conti ci giocherà un po’ e magari verrà pronunciato all’italiana, anche se per noi non è importante; certo il nostro nome non passerà inosservato”.
A voi, come fa piacere essere chiamati?
“Noi, in realtà, scegliamo in base all’interlocutore: se si sente a suo agio con una pronuncia piuttosto che un’altra, lasciamo scegliere a lui. A noi piacciono gli input che ci vengono dati dalle persone con cui parliamo. Siamo l’unico gruppo della storia che ha un nome che si può pronunciare in due modi”.
Musica per persone sensibili è il titolo del vostro album: perché questo titolo e cos’è per voi la sensibilità?
“L’album, distribuito da Universal, uscirà il 12 febbraio, durante la settimana sanremese. In realtà avrebbe dovuto essere il titolo del primo disco che abbiamo fatto due anni fa. Ci piaceva questo titolo e l’abbiamo utilizzato per questo album. Perché questo titolo? Il gioco della nostra musica si basa su un ossimoro tra una musica gioiosa, frenetica e solare e dei testi molto scuri. Ci piace questo contrasto a cui reagiamo con una musica che è il contrario di questo messaggio. Una musica che ha più chiavi di lettura: può essere un semplice ascolto, superficiale e divertente ma anche più approfondito, che si può fare in solitudine, con le cuffie, dove si può comprendere che ci sono anche concetti importanti e dei messaggi esistenziali e intimi. Sono canzoni da esplorare in base alla profondità che si vuole dare ascoltandole”.

Come vi state preparando a Sanremo?
“Stiamo pensando pochissimo all’esibizione (a livello emotivo); da quando abbiamo saputo di essere dentro è iniziato un lavoro incredibile, sia per quanto riguarda il disco sia per il video, per i singoli, le copertine, per concludere con le prove per la performance. Abbiamo intrapreso un lavoro che stiamo tuttora facendo e sembra non terminare mai. Siamo molto impegnati e non stiamo pensando all’emozione: ci prepariamo invece per fare un a performance vicina alla perfezione”.
Com’è nata la scommessa sanremese?
“Noi veniamo dall’ambiente indie, che è quello alternativo underground: il nostro percorso era avviato in quella direzione. Sono molti anni che suoniamo e da poco si è azionato un meccanismo virtuoso per cui abbiamo fatto molti concerti con esperienze importanti. A Sanremo non ci abbiamo mai pensato, poi, con un nome come il nostro non avremmo mai pensato di partecipare a una competizione così ufficiale e istituzionale. L’etichetta che ci porta è la IT.POP di Alex Britti (che è anche produttore – insieme a noi – di questo disco) che ci ha chiesto se per caso non avessimo mai pensato al Festival: da quell’input abbiamo deciso di provare con “Elisa”, che in realtà doveva stare sull’altro disco, ma poi abbiamo deciso di tenerla al caldo e di non sprecarla. Teniamocela per tempi migliori. Abbiamo presentato questo brano che non è stato concepito per l’occasione”.
Sanremo per voi è…
“E’ quello che è per tutte le nuove proposte: una grande opportunità. Una vetrina enorme in cui abbiamo avuto la fortuna di essere inseriti e che ci permetterà di divulgare il nostro progetto – così com’è, senza aggiustamenti o addolcimenti, ad un vasto pubblico. La possibilità più grande che abbiamo avuto finora. Ci andiamo nella maniera giusta, non avendo scritto un pezzo per il Festival e non avendo aggiustato nulla, portando il nostro progetto così com’è e forse, anche enfatizzandolo un po’”.
Da 1 a 10, quanto giocate per la vittoria?
“A dirti la verità non stiamo pensando alla competizione ma alla performance: vogliamo fare uno spettacolo che rimanga nella mente delle persone. Vogliamo entrare in maniera irruenta e prepotente nelle case degli italiani e poi, quel che succede lo vedremo. Vogliamo ottenere più consensi di quelli che già abbiamo”.
Cosa farete per incuriosire la gente?
“Il nostro chitarrista si è preparato un costume diverso per ogni serata. Sarà un crescendo: ogni costume diventerà sempre più assurdo in funzione del nostro avanzare nelle serate. …Quasi una sorta di attesa curiosa progressiva. Se gli italiani ci manderanno avanti, li stupiremo con effetti speciali. Noi, rispetto agli altri, siamo dei punk vestiti male, sgangherati e inopportuni. La nostra è una vitalità incontrollata”.
Da dove arriva l’ispirazione dei vostri pezzi? Siete ispirati da qualcuno o avete uno stile nostrano?
“I testi sono ispirati dalle letture che faccio. Mi ispiro a Giorgio Gaber e Rino Gaetano; ho l’irruenza dell’hip hop e la sfrontataggine del punk. A livello di sonorità c’è un miscuglio tra i Beatles, i Nirvana e il punk”.
Qual è per te una canzone che identifica il Festival di Sanremo?
“Ci piace pensare alla performance che fece Rino Gaetano con “Gianna”. Uno dei momenti più belli del Festival è stata la sua presenza in quel momento: una rivoluzione che portò a Sanremo uno stile ludico e surreale che vorremmo riproporre”.
Dovessi pensare a un duetto su un grande palcoscenico?
“Sicuramente con Caparezza! Abbiamo avuto alcune occasioni per suonare assieme. Poi abbiamo attitudini molto vicine: anche lui è eclettico e va a fondo nelle cose con una musica divertente ma profonda”.











