Un pezzo che emoziona e fa vivere…
di Mauro Caldera.
Una confessione: un uomo si racconta in un emozionante duetto. “Io sono una finestra” è il titolo dell’album di Grazia di Michele. Le canzoni sono come dei figli e prendono le loro strade quando crescono e diventano grandi:
“La conoscenza più approfondita di Mauro mi ha ispirato la composizione di una canzone empatica”.
“Il mio blu” è un progetto che fonde pittura e musica. “Ho conosciuto Fabio Salafia, artista siciliano, e mi sono innamorata delle sue opere: lui ha dipinto dei quadri ascoltando le mie canzoni ed io ho iniziato a comporre i testi ispirandomi alle sue opere e ai suoi colori”.

Il brano sanremese si fa notare perché abbraccia tutti, nessuno escluso. “Io sono una finestra”: Mauro, dietro a una finestra scrive il suo nome. Un disco da scoprire, racconta con i suoi colori le emozioni e la paura della loro perdita.
“Quando abbiamo inizialmente presentato questo progetto pensavamo che venisse strumentalizzato o interpretato come lavoro ideologico”. La discriminazione di razza, pelle, scelta sessuale, religione e politica è una brutta cosa: non si parla di sola identità sessuale ma anche di pregiudizio e discriminazione.
“Non pensavo che Mauro avesse il coraggio di mettersi a nudo”, commenta Grazia di Michele. Questa finestra, parete che ci riflette o apertura che vuole guardare il mondo con aria pura, può essere anche baratro nel vuoto per paura, incomprensione e dolore; una buona occasione d’ascolto per una persona che ha risolto un percorso travagliato e difficile, ma anche per rassicurare chi lo sta vivendo.
“Non abbiamo mai pensato alla vittoria: le parole vogliono essere un messaggio”. L’aspettativa è quella dell’accoglienza di un intento di portare avanti condivisione, comprensione e amore.
“E’ più importante far arrivare una canzone piuttosto che cantare per la sola competizione”. Il brano deve vivere: si propone di condividere esperienze e percorsi vissuti a sostegno di chi è alla ricerca di sostegno.

“Una verità che ha il sapore di un regalo – sono le parole di Mauro Coruzzi, che in quest’occasione abbandona i panni di Platinette – Il pregiudizio non si lega solo alle inclinazioni sessuali; nel mio mestiere, coloro che non sono inquadrati in categorie hanno un accesso molto più democratico. Ho notato che la tv fatica molto a riconoscere l’autonomia a persone come me: proposte andate nel cestino per una forma di pregiudizio, che è anche dato, forse, dal mio aspetto fisico. Questa canzone chiarisce in me cosa abbia fatto fino ad ora nonostante le tante porte chiuse in faccia”.











