Nannini 3
Nannini 3

“LA DIFFERENZA”

IL ‘RITORNO AL FUTURO’ DI GIANNA NANNINI

Intervista a cura di Ranuccio Bastoni

Tratto da:

Milano 24orenews                      Roma 24orenews              

Cover MI24 Dicembre 2019 Cover RM24 Dicembre 2019

La California è come un mantra nella vita di Gianna Nannini e lei, a quarant’anni dal primo album, “California” appunto, salita sulla mitica macchina del tempo DeLorean, il fantascientifico veicolo usato da Emmett “Doc” Brown (Christopher Lloyd) e Marty McFly (Michael J. Fox) per viaggiare attraverso la storia della loro cittadina, Hill Valley, una città immaginaria situata – guarda caso – nella California settentrionale, si ripresenta a Milano indossando un giubbotto di pelle nera, ai piedi stivaletti borchiati e un altro disco fra le mani. Il suo ritorno al futuro, questa volta, s’intitola “La differenza” è stato realizzato interamente in America, a Nashville, la città patria della musica e del country.

Gianna Nannini 1979  - copyright Ranuccio Bastoni

 

Me la ricordo Gianna, in quel pomeriggio del 1979, quando entrò nel mio studio fotografico, con la sua band, scioccando tutti con un “look” che non si era mai visto addosso a lei: giubbotto nero senza nulla sotto, stivaletti borchiati, la chitarra e una gigantesca bandiera a stelle strisce a fare da sfondo. L’album da allora è rimasto impresso nell’immaginario, e non solo, dei suoi fans come “quello con la Statua della Libertà che solleva un vibratore al posto della torcia”.

CaliforniaDice Gianna Nannini: «Volevo ripartire dalle mie origini folk-blues-rock senza seguire la moda. Riprendere il discorso interrotto con l’album California dopo il quale mi dedicai alla ricerca di un “mio” suono, più europeo. Questo, secondo le mie sensazioni, era il momento giusto per ritornare indietro e ritrovare l’America. Sì, eravamo pronte l’una per l’altra. L’dea di questo lavoro è nata a Londra, dove vivo, nel quartiere di Kensington, e si è sviluppata in uno studiolo allestito in Gloucester Road, che ho messo in piedi per stare da sola e che ho ribattezzato “My face”. Io vivo con la mia adorata figlia, Penelope, ma con lei non riuscivo a concentrarmi». «Ma quando smetti di cantare? – mi diceva – Perché non stai con me invece di restare attaccata al pianoforte? Così, nella solitudine e nel silenzio dello studiolo, ho dato sfogo alla mia creatività. E dopo aver sentito le mie canzoni, ci si son messi in tre per convincermi ad andare a registrarle in America: l’editore Bobo Razzini, il produttore Tom Bukovac e quel vecchio amico che è Dave Stewart, ex Eurythmics.  Grazie a loro sono arrivata in Tennessee,  a Nashville, nei BlackBird Studio di John Mc Bride. E lì ho fatto questo disco, che mi ha fatto ringiovanire di quarant’anni».

Gianna Nannini è entusiasta e snocciola nomi, date, fa battute, racconta aneddoti, con quella sua voce roca, la “più sensuale ed erotica della musica leggera italiana”, secondo la definizione che ne detteSimon Phillips il celebre batterista dei Toto che la accompagnerà anche nella prima parte della sua “tournée” europea, compresa l’unica data italiana a Firenze, nella quale Gianna Nannini canterà, per la prima volta, in uno stadio da sola. «Ci tengo a quel concerto di Firenze – confessa. Dentro me lo sento come un ritorno a casa. E non è cosa da poco, se ve lo dice una senese doc, una contradaiola  dell’Oca… (scoppia a ridere)». «La mia voce – continua – ha impressionato musicisti e discografici a Nashville per il suo timbro, che dicono non è americano. Volevo fare un disco “live”, come dal vivo, ma in studio, suonando e cantando in diretta, senza quelli che si definiscono “overdubs”, quando cioè si registra uno strumento per volta e poi si mixa tutto insieme. Sì, il mio lato forte è il “live” e volevo fortemente una presa diretta, ma realizzata con le attrezzature tecniche di oggi. È stato allora che a Nashville mi hanno procurato una “killer band”: un gruppo di grandi musicisti che suonano solo in presa diretta, tutti insieme. Dal vivo e in diretta abbiamo registrato “La differenza”. Alla fine mi hanno confessato che la mia voce era “awesome”, termine che non conoscevo ed ho trovato poi sul vocabolario: una voce “impressionante”». «C’è un altro aspetto di Nashville che mi ha colpito molto. D’accordo, è la città della musica e soprattutto del genere “country”, che però ho capito che è suonato e cantato esclusivamente dai bianchi. Non ci sono neri dove c’è musica “country”».

In questo periodo Gianna Nannini si divide fra Londra e Madrid, dove ha posto un’altra sua residenza, sempre accompagnata dalla figlia Penelope, che nei giorni scorsi ha compiuto nove anni. «Siamo una bella coppia io e Penelope… – dice in torno scherzoso ma carico di affetto – Ormai è grande e con lei ci ragiono come fosse una donna. Sa tutto, è attentissima e molto intelligente. E da parte mia voglio che viva nella sua piena libertà, senza costringerla. E lei infatti fa tutto da sola in completa autonomia, anzi non vuole che la mamma le stia attaccata per insegnarle tutto. Penelope vuole capire e apprendere le cose da sola. Credo che l’educazione scolastica, così come viene data oggi, non sia il massimo. I ragazzi hanno bisogno di grandi aperture mentali che dovrebbero trovare nella famiglia. Penelope infatti l’ho portata con me anche al “gay pride”».

Gianna Nannini Locandina bLa grande tournée europea di Gianna Nannini, comincerà il 15 maggio a Londra e proseguirà toccando tutte le capitali e le città più importanti d’Europa. Il 30 maggio sarà allo stadio Artemio Franchi di Firenze e si concluderà il 23 ottobre a Ginevra, al Theatre du Leman. In tutto 17 concerti. «Una volta mi dissero che una cantante donna, dopo trent’anni, – conclude con un sorriso ironico – sarebbe stata troppo vecchia per fare il “rock”. Borchie, giubbotti di pelle, voce aggressiva… No, non poteva andare bene per lei. Beh, voi che ne dite? Io ho già passato i cinquanta e non solo continuo a fare musica rock, ma vado a cantarla nei teatri e negli stadi!».