A cura di Ranuccio Bastoni
Ci son voluti 33 anni perché la storia sciagurata di Chet Baker, il più grande trombettista bianco che sia mai salito sul palco a suonare musica jazz, da sempre appannaggio dei neri, diventasse un film. Il titolo “Jazz Noir” racconta le ultime drammatiche ore della vita del musicista, in una camera d’albergo di Amsterdam, da solo con la sua tromba. Eppoi l’inspiegabile caduta dalla finestra, lo stramazzare sull’acciottolato di quel quartiere a luci rosse, dove restava esanime. I pochi passanti lo scansavano, credendolo un ubriaco svenuto. Poi finalmente capirono e arrivò anche l’ambulanza, ma per lui non c’era più niente da fare.
La pellicola è diretta da Rolf van Eijk e i distributori italiani l’hanno scoperta pochi mesi fa, durante una mostra in Olanda. L’attore che dà vita a Chet è Steve Waill, frontman della band “The Walls and the Stunning”. Un’interpretazione generosa la sua, che si è calato perfettamente nel personaggio maledetto, con la sua voce roca, strascicata, mentre si trascina nei vicoli proibiti di Amsterdam, fra prostitute in vetrina, jazz-club immersi nel fumo acre della marjuana. Lo ricordo Chet, al Bussolotto, dove andavo ad ascoltare Renato Sellani che inanellava note straordinarie con Basso e Valdambrini, mentre Gil Cuppini dettava il ritmo con la sua batteria. Chet allora imbracciava la tromba e fluida usciva la melodia. Sussurrava cantando e poi di colpo ti strappava tutto dentro con gli acuti della tromba.
Ora anche in Italia si è scatenato l’entusiasmo per questo disperato musicista, caduto nell’oblio. Eppure Chet aveva amato l’Italia; i suoi ripetuti soggiorni fra Roma, Milano e la Versilia, lo avevano spinto anche ad imparare l’italiano, che riusciva a parlare abbastanza correttamente. Il film è stato programmato in 87 sale e dopo un rodaggio di qualche giorno, molti appassionati, associazioni e amanti del jazz hanno già richiesto di proiettarlo anche nei club. Maledetta tossicodipendenza… che lo teneva stretto come un cane alla catena. Una volta sparì mentre a Viareggio Sergio Bernardini lo aspettava perché avrebbe dovuto suonare al Bussolotto, già zeppo di spettatori. Sguinzagliò tutti a cercarlo, camerieri e collaboratori. Fu trovato semincosciente in una toilette dell’autogrill della Firenze-Mare, dalle parti di Migliarino Pisano. In quel periodo lui si stava disintossicando nel carcere di Lucca, perché condannato a un anno di reclusione. Però aveva avuto il permesso speciale di uscire per recarsi a suonare in Versilia tre giorni alla settimana. E gli spacciatori lo aspettavano al varco e lo imbottivano di droga. Nel film ci sono due momenti che tolgono il fiato: l’interpretazione di Steve Wall che canta e suona “My Foolish Heart” e “My Funny Valentine”.
Dice Steve: «Conoscevo Chet attraverso i suoi album. Per un anno è come se avessi vissuto dentro di lui, in una ricerca spasmodica. Ho anche studiato e imparato a suonare la tromba. Ed ho lavorato molto sulla voce. Lui portava la dentiera, in una rissa uno spacciatore gli aveva distrutto i denti con una bottigliata e li aveva dovuti estrarre tutti perché soffriva maledettamente quando suonava. E quando ho girato la scena sul palco del jazz-club nella quale non riesce a suonare per colpa della dentiera che si muove, ho provato una stretta allo stomaco. Ho sofferto anch’io, come fossi Chet».
Chesney Henry “Chet” Baker, Jr. era nato a Yale, il 23 dicembre 1929 e morì tragicamente ad Amsterdam il 13 maggio 1988. Era Figlio del chitarrista Chesney Henry Baker, Sr. Il padre gli fece studiare il trombone, ma era tropo pesante e così ripiegò sulla tomba. Chet sarebbe diventato il più grande trombettista bianco di jazz del mondo. Nel 1946, a sedici anni, lasciò la scuola e si arruolò nell’esercito. Inviato a Berlino suonò nella Banda della 298a Armata dell’Esercito. Dopo il suo ritorno, nel 1948, studiò teoria e armonia musicale al El Camino College di Los Angeles. Arrivò al successo come trombettista a partire dall’estate del 1952, quando fu scelto da Charlie Parker per suonare nella sua band in una serie di concerti sulla West Coast. Diventò celebre interagendo con la sua tromba col sax baritono di Gerry Mulligan. Nel 1954 vinse il premio di miglior strumentista del mondo per la rivista Down Beat. Fu allora che scrisse e interpretò il suo maggior successo, la canzone “My funny Valentine”. Suonò a lungo in Italia alla Bussola, in Versilia, dove si esibiva al Bussolotto assieme a Renato Sellani, Romano Mussolini, Franco Cerri, Gianni Basso, Glauco Masetti, Fausto Papetti. La sua rovina fu la droga. Morì cadendo dalla finestra dell’albergo di Amsterdam dove viveva. Dissero che era stato un incidente; altri un suicidio, oppure una vendetta degli spacciatori per droga non pagata.
Tratto da
24orenews.it Milano












