di Teobaldo Fortunato
Sarà la malia dell’arte o forse l’atmosfera struggente dei tramonti rossi sull’Arno o l’ennesimo museo non ancora visitato o piuttosto l’hotel di charme dove non abbiamo ancora dormito; in ogni caso, Firenze ci attira in ogni stagione con le sue proposte d’arte o di cultura o la cucina, unica per molti versi rivisitata e classica, internazionale e tradizionale, come quella proposta dallo chef Nicholas Duonnolo de “La Ménagère”, un concept-restaurant, in via de Ginori, rinnovato nel design dallo studio “Q-bic” di Firenze.
Si è accolti e coccolati da un personale sorridente e brioso che suggerisce raffinatezze culinarie di grande effetto quale lo ceviche di orata con patata dolce, lime, coriandolo, cipolla rossa e aji amarillo o grandi classici come uno spaghetto in salsa d’aglio, olio, peperoncino, prezzemolo e bottarga L’atmosfera coniuga il sapore industriale ed oggetti di recupero, fusi ad elementi artigianali che connotano i grandi spazi su più livelli.
E la notte? Ancora un hotel dall’esprit decisamente giovane e contemporaneo: il “TSH” (the Student Hotel) in viale Lavagnini, 70, a pochi passi dalla stazione di Santa Maria Novella. Si tratta di un edificio del XIX secolo, un tempo adibito ad uffici delle Ferrovie dello Stato, anche quale residenza per soste brevi dei dipendenti in transito dal Nord al Sud d’Italia. Il grande edificio da qualche anno è stato riconvertito in una dinamica struttura ricettiva per studenti provenienti da tutto il mondo e quale hotel per co-living e co-working. Si ritrovano studenti, viaggiatori, turisti che da maggio a settembre hanno la possibilità di nuotare in una piscina sul tetto con vista sulla celeberrima cupola del Brunelleschi e sulla Città medicea! Le camere hanno i confort di un hotel metropolitano ma dai costi contenuti, in cui il colore e il design sono associati con un effetto eternamente giovane! Il mattino prosegue all’insegna dell’arte: una tappa nuova nel variegato panorama fiorentino, il “Museo Marino Marini”.
L’occasione ed il pretesto? La mostra “Pas de deux. Marino Marini Igor Stravinskij” appena inaugurata (visitabile fino al 30 maggio). Si tratta di 50 opere, molte delle quali mai esposte in precedenza, curata dal fiorentino Luca Scarlini, saggista e story teller. Il percorso espositivo ripercorre, come ci spiega, Patrizia Asproni, presidente dell’ente museale intitolato al grande scultore del Novecento, il legame di amicizia iniziato nel 1948 tra Marino Marini e Igor Stravinskij due delle figure d’arte più note del Ventesimo secolo. In mostra, sono esposte le acqueforti della serie “Marino to Stravinskij” fino alle litografie “Personnages du sacre du printemps”, e ciliegina sulla ricca torta fiorentina, l’unica, grandiosa scenografia mai realizzata dall’artista, quella per “La sagra della primavera” dello stesso Stravinskij, rappresentata alla Scala di Milano l’8 dicembre 1972. Come Patrizia Asproni ha sottolineato, Marino Marini aveva rifiutato di lavorare per il teatro; fu l’affetto per il maestro Stravinskij, scomparso a New York il 6 aprile 1971 a spronarlo! “Gli incontri tra artisti di diverse discipline generano eredità ricche – spiega Scarlini, collaboratore di numerose istituzioni teatrali italiane e europee (tra cui il National Theatre di Londra) – Il Novecento è stata epoca di grandi incontri: il lavoro di artisti notissimi con compositori illustri nasceva in base ad affinità elettive. Il ballo per Marino era stato una seduzione importante fin dalla giovinezza, come dimostrano la nutrita sequenza delle danzatrici, di grandi e piccole dimensioni, e i numerosi lavori pittorici e di incisione. “Pas de deux: Marino Marini Igor Stravinskij” narra, attraverso opere inedite o poco viste, la storia di una amicizia che è anche sincera condivisione di un sentimento dell’arte come evocazione di antichi ritmi vitali, che il secolo scorso aveva riscoperto dopo un lungo oblio”.
Al primo piano del Museo, possono essere ammirati dipinti dedicati ad attori, danzatori e giocolieri, oltre ad incisioni originali con soggetti teatrali. Dalla Fondazione Marino Marini di Pistoia, provengono le acqueforti e le litografie realizzate tra il 1972 e il 1974 in ricordo dell’amico, oltre al ritratto in bronzo di Stravinskij. Andati dispersi dopo il debutto dello spettacolo, i fondali dipinti da Marini per il balletto di Stravinskij sono proiettati in formato digitale, ed uno di essi è stato riprodotto su tela con un magistrale allestimento curato da di Marisa Coppiano. Il mattino volge a mezzodì e il languore fa capolino: una tappa imperdibile tra bollicine mattutine e Fuà, il foie gras d’autore per “viaggiare con il palato”, al “Dolce Emporio” una delle botteghe storiche dell’Oltrarno, riaperta in Borgo San Frediano, 128r, con le selezioni dello chef stellato Fabio Barbaglini, giunto a Firenze nel 2017.
La signora Federica ci propone tartine con foie gras della linea “Fiori di Spezie”, le novità della linea siglata da Fabio Barbaglini, al naturale, con fragoline in mostarda e pepe rosa e con mandarino candito e pepe di Timut. Firenze è anche questo: una sorpresa continua, ad ogni angolo. E poi, prima di lasciare Borgo San Frediano, non potevamo mancare all’appuntamento con uno de maestri della scultura contemporanea europea: Onofrio Pepe, nel suo atelier/tempio dell’arte, in cui le figure mitologiche d’Occidente si danno convito; da Europa sul toro, ad Icaro, a Leda che, ignara, soggiace a Giove impudico e sfrontato: una mitografia tutta contemporanea che l’artista campano d’origini e fiorentino d’adozione, fa rivivere ogni volta, perpetuando storie di dei e d’umani trascendendo le miserie e le inquietudini dei tempi nostri.









