Poliedrico protagonista televisivo, trasformista del look, salottiero itinerante… ma non solo: la sua cultura e la sua grande capacità di linguaggio lo hanno portato a percorrere una carriera televisiva lunga quasi vent’anni. Scopriamo insieme il personaggio, l’uomo e la personalità che, insieme, hanno creato il Jonathan televisivo che tutti conosciamo.

Quando hai capito di avere raggiunto il successo?
Non pensavo di averlo già raggiunto, me lo stai dicendo tu! No, non l’ho ancora raggiunto poiché mi mancano dei tasselli molto importanti. Io sono molto severo, sono il dittatore di me stesso, dunque penso spesso agli insuccessi e ai traguardi che ancora devo raggiungere. Fra poco compio 40 anni e ci sono ancora molte cose che voglio fare!
A quali personaggi ti senti di dire grazie per quello che hanno saputo dare alla tua crescita professionale?
Sicuramente voglio citare Piero Chiambretti, ero un ragazzino giovane che veniva da una tv commerciale e lui ha visto in me una persona di cultura, con un buon linguaggio, che poteva argomentare e che sapeva utilizzare il pianoforte. Ho lavorato 10 anni con lui, aprivo la sigla del Chiambretti Night e con lui ho imparato la cura di una scaletta, da Piero sei anche autore di te stesso e ogni minuto ha bisogno di una preparazione di almeno tre ore. In tv non si va per far vedere come sei vestito bene, bisogna anche regalare dei contenuti a chi ti sta guardando. Poi voglio ringraziare Silvia Toffanin, con lei ho lavorato per 10 anni. Abbiamo fatto una tv garbata, grande rispetto per gli ospiti, un grande rispetto per tutto lo studio dove ho trascorso tanti anni di paradiso, con una persona squisita e con cui sono stato molto bene.
Poi c’è Barbara D’Urso, la mia maestra dell’asilo, la stimo molto e anche se non ho mai lavorato con lei siamo molto amici. Da lei ho imparato molto, lei è la prima che arriva la mattina e l’ultima che esce la sera. I risultati infatti si vedono, per me è una numero uno!

Ultima, ma solo in ordine cronologico, c’è Bianca Guaccero, nata nel mio stesso giorno e nello stesso mio anno, con cui ho imparato a condividere con generosità l’amore sul palco, una caratteristica non comune nel mondo televisivo. Bianca non è una possessiva, lei dona se stessa e il palco che mi ha accolto a braccia aperte e di questo sono molto riconoscente.
Sai presentare, sai intervistare, sai raccontare e ho saputo di recente che sai anche cantare. Se potessi scegliere uno show, quale vorresti condurre?
In Italia non abbiamo uno show che vorrei condurre, mi piacerebbe una formula che racchiuda un mix di Chiambretti Night più un Fiorello nelle sue serate del sabato sera su Rai1. In questo lavoro non sei mai arrivato, bisogna sempre e continuamente studiare e mi auguro di poter fare questo lavoro almeno fino a 70 anni.
Quale conduttore del passato o del presente consideri un modello a cui ispirarti?
La verità è che non c’è un conduttore che abbia tutte le caratteristiche che io vorrei. Mi piace la sveltezza di Paolo Bonolis, amo l’irriverenza di Piero Chiambretti, mi piace l’autorevolezza di Barbara D’Urso, la grazia di Silvia Toffanin, il talento di Fiorello e l’eleganza di Milly Carlucci, ecco, queste sono le caratteristiche a cui vorrei ispirarmi. Prenderei da ognuno qualcosa.
Un sogno nel cassetto…
Poter portare i miei genitori almeno una volta in Iran. Sarebbe un sogno poterli portare nel luogo dove sono nati, adesso non è il momento giusto, ma questo è il mio sogno nel cassetto!”
Un sogno che hai realizzato…
Rendere orgoglioso i miei genitori.
Il tuo colore preferito…
Il nero e il verde tipo tavolo da biliardo.
Un tuo difetto…
Pretendere che gli altri facciano ciò che avrei fatto io.
Un tuo pregio…
Essere buono di cuore.
Il tuo numero fortunato…
11.
Il tuo piatto preferito…
È un piatto che mi prepara la mia mamma, è un piatto iraniano. Un pollo soffritto alla curcuma, con fagiolini e patate… molto buono!
Il tuo libro preferito…
Il diario di Anna Frank.
Hai un gesto scaramantico prima di entrare in scena?
Mi spruzzo sempre il profumo altrimenti non vado in scena! Quando io mi sento bene ho la presunzione di far star bene anche chi mi sta guardando. Il profumo mi da sempre una carica positiva.
L’intervista a Jonathan è terminata, ma c’è un’ultima cosa che ci vuole dire, lui è di religione ebraica e dunque non festeggia il Natale, ma vuole dire ai lettori di Milano 24orenews che se il Natale riesce a risvegliare in lui, che non è cristiano, la voglia di famiglia, di affetti, di stare a tavola con le persone care e di fare del bene, visto l’anno particolarmente difficile che abbiamo vissuto, augura a tutti voi che ci possa essere un Natale da festeggiare a gennaio, a febbraio, a marzo e così via per tutto l’anno! Augura a tutti noi “tanti Natali”, per essere sempre circondati dalle persone che amiamo. Grazie Jonathan per le tue belle parole!
Luca Medici

tratto da Milano 24orenews / italiadagustare – Dicembre 2020

Roma 24orenews / italiadagustare – Dicembre 2020












