Ugo Mulas L’operazione fotografica Autoritratto per Lee Friedlander 1971
Ugo Mulas L’operazione fotografica Autoritratto per Lee Friedlander 1971 - © Eredi Ugo Mulas Tutti i diritti riservati Courtesy Archivio Ugo Mulas Milano – Galleria Lia Rumma, Milano/Napoli

Si è appena inaugurata a Venezia la grande mostra dedicata a Ugo Mulas, uno dei più importanti fotografi italiani del Novecento. La sede di questa vasta retrospettiva di oltre trecento foto in bianco e nero è quella della neonata Fondazione Cini e Marsilio Arte che con questa mostra inaugura le Stanze della Fotografia all’isola di San Giorgio, nelle sale del Convitto della Fondazione Cini.
Fino all’anno scorso gestiva la mitica Casa dei Tre Oci, ora passata in mano al gruppo americano Berggruen.

photogallery © Eredi Ugo Mulas – Tutti i diritti riservati.
Courtesy Archivio Ugo Mulas, Milano–Galleria Lia Rumma, Milano/Napoli

All’affollatissimo opening hanno partecipato il Presidente della Fondazione Cini, Giovanni Bazoli, Emanuela Bassetti – Presidente di Marsilio Art, il sindaco di Venezia Luigi Brugnaro, Renato Brunetta – neopresidente della Fondazione Venezia capitale mondiale della sostenibilità, la Fotografa Alessandra Chemollo (che nel piano superiore ha esposto il suo reportage “Venezia alter mundus”) e il presidente della Fondazione di Venezia Michele Bugliesi.

Il presidente dell’archivio Ugo Mulas, Alberto Salvadori, ha curato questa magnifica retrospettiva assieme a Denis Curti – già presidente della Casa dei Tre Oci. Come giustamente ricordava alla conferenza stampa dedicata a Ugo Mulas, Denis ha ricollegato il pensiero del fotografo Ferdinando Scianna, grande amico di Ugo Mulas, con la poetica di Emilio Isgró. Artista che non si chiedeva che cosa fosse la scrittura, perché voleva salvare le parole, e con il suo lavoro ha veramente salvato le parole. Così allo stesso modo Ugo Mulas, secondo Denis Curti, in modo assoluto e definitivo ha salvato le immagini.

L’intervento di Alberto Salvadori ha prima di tutto ringraziato il team di Marsilio, composto da grandi professionisti. Grazie all’archivio Mulas composto da 10mila immagini, gestito egregiamente assieme alle due figlie di Mulas, Melina e Valentina, gli è stato possibile selezionare il 3% del materiale stampato di questo fotografo universalmente conosciuto come fotografo degli artisti. Questo progetto espositivo, che si intitola “operazione fotografica”, invece ha voluto uscire da questo cliché.
«Perché Mulas – sostiene Salvadori – è tanti fotografi in uno. Uno straordinario ritrattista, uno straordinario fotografo di città e di contesti urbani, un fotografo degli artisti, ma compie un’azione straordinaria negli anni ’70 perché fotografa non più gli artisti nel loro momento di lavoro, ma piuttosto al momento del loro processo, a come le loro opere nascono e procedono. E comincia a fotografare le opere il contesto, l’ambiente. Concetto che poi nella Biennale del 1976 il grande Germano Celant sintetizza in un progetto espositivo che è rimasto nella storia».

Ugo Mulas è il fotografo dei reportage. In quattro scatti crea il ritratto di una nazione come la Germania post Seconda guerra mondiale. È il fotografo del teatro. E in questa mostra troverete alcuni suoi lavori sul teatro come quello sulla vita di Galileo di Brecht.

«Ugo Mulas – continua Salvadori – è un artista che scrive di se stesso meglio dei critici. Tanto che i suoi libri sono il testo di riferimento sul suo lavoro. Ugo Mulas non voleva mai essere autoritario rispetto a chi aveva di fronte o che ritraeva. Non era mai vanitoso davanti agli altri. “La verità è figlia del tempo e non dell’autorità” diceva Brecht. E questa mostra lo dimostra ampiamente. Il tempo va preso nel momento in cui le cose succedono. E la capacità di cogliere quel momento è la cosiddetta contemporaneità. Che non è un aggettivo ma è un pensiero. La forma di poter costruire davvero la modalità di poter essere in un contesto, in un luogo e costruire qualcosa».

La mostra di Ugo Mulas ha anche una sezione dedicata a Venezia che lui ha amato in maniera incondizionata e frequentato costantemente specialmente durante le Biennali fin dagli anni ’50. La sua amicizia con Gianni Berengo Gardin. Nelle foto di Mulas convivono i grandi momenti di incontro con gli artisti durante le Biennali e al contempo con una Venezia vissuta in solitudine.

Sergio Buttiglieri

 

Articolo precedenteBianchi e Nardi 1946 “Il Giardino dell’Eden”
Articolo successivoL’importanza delle fibre alimentari per il nostro organismo