MOSTRA
Dal 9 al 23 aprile 2011
“144 URLA”
pittura, fotografia, poesia: viaggio nell’angoscia,
a cura di Selene Gravina e Aldo Bianchi
ShowRoom ARTEELITE
MILANO – via Alessi,11
Per estensione, centoquarantaquattro versi, dodici poesie di dodici versi, vogliono essere la rappresentazione di un’immensa angoscia, non solo personale ma esistenziale: quella che, prima o poi, ogni Uomo incontra sul suo cammino. Ecco allora il significato delle persone senza volto: ciascuno di noi potrebbe essere quel volto. In questo l’opera d’arte trascende, va oltre, non è legata ad una forma estetica né ad una espressione d’arte particolare: c’è sempre l’Uomo, con la sua ricerca interiore, al centro. Dall’incontro delle sensibilità di due esseri umani, due amici, Selene e Aldo, è nato questo progetto. Quale ne sia la scintilla generatrice, non aggiunge nulla: l’energia latente che c’è nel profondo di ogni animo deve affermarsi, emergere, urlare.
MISCHIARE E RIMISCHIARE
Per Selene Gravina, la pittura degli stati d’animo è una modalità specifica: è una visione dell’arte in cui lo stato d’animo plastico non è più il racconto psicologico di un fatto particolare, ma la sintesi di un sentimento, di una passione o di un dramma di cui noi facciamo parte o di cui siamo la causa. Una pittura non rappresentativa ma “presentativa”, come dice l’Artista, fatta di “mischiare e rimischiare”, cioè una pittura che non vuole essere analitica per forza o dovere, ma che consiste in uno slancio emotivo, in un’esplosione di colori e forme, di linee che si intersecano, di spruzzi di colore, dove soggetto e sfondo si amalgamano in un tutt’uno.
Una persona e mille volti, un’artista e mille sfaccettature di un modo di esprimersi tramite la pittura, che non è mai lo stesso, ma che cambia, come noi cambiamo, se il nostro stato d’animo muta. È un’artista a cui non piace essere catalogata come appartenente a una corrente definita, ma che si sente libera di esprimersi, ogni volta, in maniera diversa.
Aldo Bianchi usa il corpo umano al pari di uno schermo di proiezione, realizzando una sorta di body painting effimero dove gambe, spalle e seni si decorano con i capolavori dei più grandi maestri della pittura. La luce plasma le forme, quelle del corpo e delle ombre, combinandole nelle posture dei modelli, il corpo è messo in risalto, mentre noi restiamo testimoni della trasformazione della vita in arte ,processo irreversibile che, fin dall’inizio dell’epoca moderna, ha costituito uno dei temi di discussione più in voga in estetica. In questo contesto i dipinti assumono una nuova dimensione; strappati dalla loro dimensione piana si adagiano sulle forme dei corpi, diventano un’allusione, un’espressione figurata, un’allegoria. C’è uno stile, un rigore formale sempre cercato, sempre voluto e sempre protagonista: sintonie cromatiche permettono alle opere di dire tutto ciò che l’Artista ha chiesto loro di dire.
Qui si assiste al rovesciamento del mito di Pigmalione, che sposò una statua da lui scolpita, poiché in questo caso è un corpo vivo a diventare oggetto d’arte. ODI ET AMO È una riflessione su una storia d’amore, quella che Aldo Bianchi ci presenta in questa raccolta poetica dal titolo complessivo “144 urla”. C’ è solo un’interlocutrice privilegiata, la destinataria del messaggio poetico, almeno in apparenza: in realtà sarebbe più opportuno definirlo un monologo allo specchio, come se le parole rimbalzassero su un muro di gomma che le ripropone e ce le ripresenta ancora uguali, intatte, non decodificate (sfugge/il tuo sguardo/svestito/in siderali universi/si nasconde…) Odi et amo, “Odio e amo “è forse il testo più noto di Catullo: il contrasto di sentimenti che l’amore provoca è uno dei tòpoi più comuni nella letteratura mondiale di ogni tempo. Ma qui, comenel poeta latino, c’è qualcosa di più, c’è la triste constatazione che tale difficoltà nasce indipendentemente dalla volontà umana. Di conseguenza, non resta altro che prendere atto della situazione e soffrire terribilmente dell’abbandono, fino ad augurarsi la morte; poiché l’effetto dell’abbandono è la solitudine e, come ci fa notare Alberoni, noi, come individui isolati, non esistiamo. Come uscire da questo tunnel dell’angoscia? Raccontandolo, magari gridandolo, condividendolo con noi, universalizzandolo: ” perché – come dice Saba – il dolore è eterno, ha una voce e non varia”. Selene Gravina Dipinge “da sempre”; dopo la maturità artistica ed il successivo diploma in Tecnico del Restauro, si laurea presso l’Università degli Studi di Ferrara in Tecnologie dei beni culturali con indirizzo in Diagnostica e conservazione delle opere d’arte. La sua attività di restauratrice spazia dagli affreschi del ‘400 di chiese bresciane, al bozzetto in gesso del “Narciso” di Canova, alla biblioteca lignea del ‘700 di Palazzo Ca’ Sagredo, a Venezia. È alla sua prima personale. Aldo Bianchi Si avvicina all’arte da bambino: il padre pittore lo porta spesso con sé nelle uscite con la tavolozza. A 16 anni frequenta un corso di arte moderna all’Accademia di Brera di Milano e si accosta alla fotografia nel 1975. Collabora come free lance alle riviste TuttoTurismo e Meridiani con reportage da Europa, Turchia, Singapore e Cuba. Ha all’attivo la pubblicazione di due libri fotografici: “Tesori Sommersi” e “Santeros”. Recentemente ha collaborato a “Marrakech”, della serie “Earbooks”, edizioni Edel. Sue personali presso la Sala delle Carrozze del Comune di Cesano Boscone e durante il “Festival delle Culture” presso il Comune di Ravenna. Ovunque vada non può prescindere dalla famosa frase di Robert Capa, “ama la gente e faglielo capire”.











