Torino Caffe Bicerin
Torino Caffe Bicerin

Al bicerin

Torino Caffe Bicerin specialità
Torino Caffe Bicerin specialità

Torino sia la capitale italiana del cioccolato è un fatto, possiamo dirlo, assodato. Girando per le vie della città tra caffè storici e nuove cioccolaterie, il capoluogo piemontese è un trionfo di cioccolatini, dai mitici gianduiotti ai deliziosi cremini, cioccolate calde,  dolci ricoperti o ripieni di quello che Linneo definì “il cibo degli dei”. Torino è la capitale del cioccolato in Italia per il fatto di aver dato i natali al primo cioccolatino della storia. Ebbene si, il cioccolatino più antico del mondo è nato a Torino e si chiama “diablottino”  o diablutìn in piemontese.

L’amore ricambiato tra Torino ed il cioccolato risale a diversi secoli fa. Nel 1560, Emanuele Filiberto di Savoia servì ai cittadini torinesi una tazza fumante di cioccolata calda per festeggiare il trasferimento della capitale ducale da Chambéry a Torino. Fu amore a prima vista, anzi a primo sorso. Alla corte erano ghiotti di questa novità e già dal 1600 iniziò il rito della Merenda Reale,  per spezzare la fame tra il pranzo che si svolgeva alle 11.00 e la cena prevista alle 16.00, ma anche durante la serata,  che diventò ben presto una consuetudine. Come vedete a Torino sono più avanti dell’Inghilterra Vittoriana con il te alle cinque che  fu presumibilmente inventata intorno al 1840 da Anna Russel, Duchessa di Bedford, amica e dama di corte della Regina Vittoria.

A quei tempi l’etichetta imponeva di cenare verso le 20.00, ma durante il lungo intervallo tra pranzo e cena alla Duchessa Anna veniva sempre un certo languorino. Così, prese l’abitudine di farsi servire come spuntino del tè accompagnato da pane, burro e dolci. La Merenda Reale del ‘700 era  composta da una cioccolata calda fatta con acqua e cioccolato fondente in cui si intingevano dei biscotti secchi tradizionali, detti “Bagnati”, e che si gustava con altri cioccolatini, tra cui appunto i diablottini che furono i primi ad apparire a corte. Si  racconta che questi deliziosi cioccolatini, preparati con cioccolato fondente, zucchero e vaniglia, fossero diventati famosi in tutte le altre corti d’Europa.

I nobili europei ne apprezzavano la bontà e la praticità per il fatto di poter essere gustati non solo durante la merenda, ma a qualsiasi ora ed in qualsiasi posto. Leggenda narra anche che Giuseppe Pietri, compositore italiano specializzato in operetta e autore di “Addio Giovinezza”, ambientata proprio a Torino, abbia concepito il duetto del cioccolato “Cioccolatini cioccolatin” proprio ispirandosi ai diablottini. Da allora i diablottini non hanno mai lasciato la città e ancora oggi  sono il simbolo delle migliori cioccolaterie di Torino,  insieme ad altri prodotti di eccellenza. La Merenda Reale dell’Ottocento comprendeva il bicerin. Bicerin, significa letteralmente “bicchierino” e, prima di iniziare a conoscerne la storia, è fondamentale fare una distinzione.

Crema di cioccolato allacqua
Crema Di Cioccolato Allacqua

Il classico Bicerin piemontese di cui stiamo parlando, non ha niente a che vedere con l’omonimo  liquore al gianduia.  La sua nascita risale al 1763, presso  lo storico locale torinese Caffè al Bicerin. Qui, miscelando in maniera eccelsa pochi ingredienti quali cioccolato, caffè e fior di latte, vede i natali questa specialità che da anni riesce a conquistare il palato dei golosi piemontesi e non. Le dosi però, vengono ancora conservate gelosamente, nonostante il passare degli anni. L’antenato del Bicerin è la Bavareisa, bevanda settecentesca allora di gran moda che veniva servita in grossi bicchieri ed aveva come  ingredienti caffè, cioccolato e crema di latte dolcificata con sciroppo.

Anticamente gli ingredienti venivano serviti separati poiché davano vita a tre diverse eventuali combinazioni, chiamate in lingua piemontese: “pur e fior”, simile all’attuale cappuccino;  “pur e barba”, caffè e cioccolato; “un poch ad tut”, un po’ di tutto. L’ultima scelta fu quella che ebbe maggior successo e che tuttora viene servita nei locali di Torino.

Nel 1763, quando l’acquacedratario, antico mestiere di strada del tempo, Giuseppe Dentis apre la sua piccola bottega nell’edificio di fronte all’ingresso del Santuario della Consolata, non sa di avere aperto il primo caffè  di concezione moderna in Europa.  Nel 1843 un tale di nome Calosso contradaiolo della Dora Grossa (l’attuale Via Garibaldi), ovviamente a Torino, ebbe l’idea di applicare un manico ad ogni bicchiere di formato più piccolo, che venne poi utilizzato per la bevanda e da quì il termine “Bicerin”.

Cioccolato2 Simionato

Pensate che Hernest Hemingway lo inserì tra le 100 cose del mondo che avrebbe salvato e tra estimatori noti, oltre Hemingway, ci furono Picasso, Alexander Dumas, Umberto Eco che lo cita nella sua opera “Il cimitero di Praga” e sopra tutti il Conte Camillo Benso di Cavour.

Giorgio Cortese
A cura di Giorgio Cortese