Casa di Orazio r
Casa Di Orazio R

Un’enorme foresta intervallata da pennellate azzurre di laghetti e corsi d’acqua che interrompono la sconfinata distesa verde, vigneti e uliveti che si stringono attorno a dolci colline. Dall’alto si presenta così l’area del Vulture Melfese, scrigno di un’ampia collezione di tesori naturalistici e artistici. Qui l’arte e la storia, fatte di antichi castelli e chiese, hanno avuto da sempre un ruolo privilegiato nella promozione del territorio. Anche prima che il turismo di massa scoprisse Matera, l’incanto dei suoi vicoli e le sue chiese rupestri. Il castello di Melfi, costruito in epoca normanna ma ampliato da Federico II, è uno dei più maestosi del Meridione con le sue otto torri che dominano il borgo medievale. In questa fortezza furono promulgate le Constitutiones Augustales nel 1231, le norme che riorganizzavano i diritti feudali riconoscendo alle donne il diritto di successione ereditaria. Non è un caso che dal 1976 questa sia anche la sede del Museo Archeologico Nazionale, che custodisce preziosi reperti, tra cui l’impressionante Sarcofago di Rapolla, stupenda opera del II secolo, opera di maestri dell’Asia minore, sul cui coperchio è scolpita una delicata figura di donna forse morta di parto. Sul centro della città svetta lo splendido campanile a due piani di bifore di intarsi bicromi, simbolo di floridezza e prosperità. Tanto che a Melfi si tennero anche cinque concili e in quello del 1089 papa Urbano II mise le basi per indire la Prima crociata. Fuori dal centro abitato, nei pressi del cimitero cittadino, la cripta di Santa Margherita è uno straordinario esempio di chiesa rupestre e risale al Duecento. Completamente scavata nel tufo ed affrescata, è nota per la raffigurazione del Monito dei morti e il martirio della Santa. Le grotte scavate nel tufo sono assai diffuse nel Vulture: talvolta regalano preziosi monumenti artistici, altrove servono per mantenere il prezioso, armonioso vino locale, l’Aglianico DOCG. La lava colata milioni di anni fa si rivela oggi anche come straordinario sottosuolo per la crescita delle vigne come a Ginestra, dove nel Cinquecento trovarono dimora i profughi d’origine albanese in fuga dai territori conquistati da parte degli Ottomani. È qui che Michele Laluce coltiva 7 ettari di dolci declivi irrorati di sole. La produzione: vini d’impeto, fragranti, iperbolici. Qui come in Oriente le chiese raccontano il passaggio dalla vita eremitica ad una vita comunitaria: dal tufo a luoghi di preghiera affrescati da mastri locali. Succede a Ripacandida, definita la piccola Assisi di Basilicata, dove la gotica chiesa dedicata a San Donato custodisce un bellissimo ciclo di affreschi realizzati da un anonimo lucano del Quattrocento, raffiguranti scene del Vecchio e Nuovo Testamento, figure di santi e allegorie delle Virtù. Il percorso dagli ipogei al sole è ben visibile soprattutto ai Laghi di Monticchio, due specchi d’acqua d’origine vulcanica ai piedi del Monte Vulture. Nel più piccolo si specchia l’abbazia di San Michele, fondata dai benedettini nell’XI secolo su preesistenti grotte abitate da monaci basiliani e nei cui meandri si possono ammirare affreschi bizantini. Questo edificio è stato trasformato in Museo di Storia Naturale del Vulture. Nel contesto culturale su cui la Basilicata ha puntato, una perla in questo angolo della regione è Venosa, capolavoro urbanistico e architettonico del Meridione, per lungo tempo centro artistico e culturale di centrale importanza. Il suo figlio più noto, Orazio, è celebrato in ogni angolo della cittadina e alla proprietà del poeta si imputa un edificio d’antica origine, la cosiddetta Casa di Orazio. Nel campanile di San Basilio sono incastonate numerose iscrizioni romane mentre la ricca collezione di reperti del Museo Archeologico Nazionale proviene perlopiù dal vicino Parco archeologico. Qui sorgeva Venusia e sono ancora visibili le terme, la domus, l’anfiteatro. Accanto ad esso si eleva una delle più interessanti esperienze architettoniche paleocristiane, l’abbazia della Trinità e la cosiddetta Incompiuta. Anche Acerenza vanta un glorioso passato portato alla luce negli ultimi anni grazie alla scoperta dell’affascinante cittadina medievale dominata dalla Cattedrale dell’XI secolo, costruita secondo i canoni romanici cluniacensi, dalla sobria facciata decorata da uno straordinario portale arricchito da mostruose figure di animali ed esseri umani avvinghiati tra loro, e dalla movimentata sagoma absidale. Un lungo e delicato intervento di ristrutturazione volto alla valorizzazione del patrimonio culturale lucano ha portato a nuova vita anche il castello di Monteserico su un’isolata collina, in Comune di Genzano di Lucania. Costruito intorno al Mille fu utilizzato anche da Federico II. Tutto intorno l’aria di finocchietto selvatico e sterminati colline di grano sono la premessa sensoriale ad una tavola semplice e gustosa: Basilicata, una terra che sa nutrire meravigliosamente spirito e corpo.

venosa

Riccardo Lagorio