Milano Palazzo Marino - La Monaca di Monza

Palazzo Marino e la Monaca di Monza: tra storia, leggende e destini incrociati

La Signora di Monza ph Giuseppe MolteniLa storia concorda sul fatto che il nome del noto Palazzo, oggi sede del Comune di Milano, si riferisca al conte Tommaso Marino, banchiere genovese, rozzo e senza scrupoli, che aveva accumulato fortune in città in modi tutt’altro che onesti. Intorno alla storia di Palazzo Marino sono fiorite diverse leggende: questa è una tra le più note e affascinanti, spesso evocata quando si parla del legame tra Palazzo Marino e la Monaca di Monza.

Si narra che un giorno l’anziano vedovo banchiere, sul sagrato della vecchia Chiesa di San Fedele, vicino a casa, abbia incrociato lo sguardo di una bellissima ragazza, restandone fulminato. Lei era Arabella Cornaro, una giovane e avvenente veneziana di nobili origini (discendeva dalla famiglia di Caterina Cornaro, Regina di Cipro), figlia di un noto aristocratico. Il vecchio conte non solo non era adatto a lei per l’età, ma nemmeno possedeva un’abitazione degna delle aristocratiche dimore veneziane.

E infatti il padre rifiutò la sua richiesta di prenderla in moglie, sostenendo che la dimora del pretendente non fosse sufficientemente decorosa per la figlia, abituata a ben altri fasti. Così il conte si diede da fare per costruire una residenza abbastanza fastosa da poter convincere il padre della giovane a cambiare opinione e acconsentire al matrimonio. In quei giorni venne composta una canzone che a Milano ancora qualcuno ricorda:

“Ara, bell’Ara discesa Cornara, de l’or fin, del cont Marin strapazza bardocch, dent e foeura trii pitocch, trii pessitt e ona massoeura, quest l’è dent e quest l’è foeura”.

La costruzione del palazzo e il destino tragico di Arabella

Per la costruzione del palazzo, Marino chiamò il famoso architetto Galeazzo Alessi e con lui alcuni dei massimi scultori della Fabbrica del Duomo. Le spese sostenute da Tommaso Marino furono così ingenti da portarlo sull’orlo del fallimento: le autorità spagnole gli confiscarono il palazzo.

Non si sa molto della vita di Arabella: un giorno la trovarono morta in un palazzo di famiglia a Gaggiano, impiccata al baldacchino del letto. Una morte misteriosa e tragica, che contribuì a circondare di ombre e superstizioni la storia del palazzo.

Quando nel 1572 Tommaso morì all’età di 97 anni, lasciò un impero traballante, un palazzo incompiuto e due figlie piene di debiti: Virginia e Clara. Virginia sposò in seconde nozze Martino de Leyva, nipote di Antonio de Leyva, il primo governatore spagnolo di Milano. Dai due, che abitavano proprio a Palazzo Marino, nascerà Marianna, la futura Monaca di Monza, resa immortale da Alessandro Manzoni.

Tratto da
24orenews.it Milano
MI24 DIC2021 Cover r

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