Stabat Mater: uno spettacolo sorprendente
Un inconsueto Stabat Mater quello visto a Cascina, alla Città del Teatro. Ci aspettavamo il dolore di Maria di Nazareth sotto la croce, quindi un monologo medievale e tragico. Invece, grazie alla regia del Premio Oscar Luca Guadagnino, affiancato da Stella Savino, ci siamo ritrovati davanti a un monologo profondo e sorprendentemente divertente. Fabrizia Sacchi rilegge il testo di Antonio Tarantino con una forza nuova, restituendo tutta la vitalità di un autore tra i più audaci del teatro italiano.
La scrittura di Tarantino e la regia di Guadagnino
Tarantino, scomparso nel 2020, aveva già lasciato un segno indelebile con le interpretazioni memorabili di Maria Paiato e Piera Degli Esposti. La sua scrittura, teatrale e antiteatrale allo stesso tempo, politicamente scorretta e spesso sgradevole, torna qui in una forma inaspettata. Guadagnino ne esalta la natura feroce e lirica, costruendo uno Stabat Mater intriso di dialoghi napoletani irriverenti e di grande ritmo.
Fabrizia Sacchi: un’ora di intensità assoluta
Per un’intera ora, Fabrizia Sacchi domina la scena interpretando il delirio appassionato e il lamento straziante di Maria Croce, ragazza madre meridionale nella periferia degradata di Torino degli anni ’90. Il napoletano che scaglia verso il pubblico è rapido, ironico, quasi uno scioglilingua. Inoltre, il flusso continuo di parole racconta la disperazione di una madre che tenta di salvare il figlio Giuvà, finito in carcere per motivi politici.
Una lingua viva e un racconto dei bassifondi
Avevamo già apprezzato Sacchi nel film Primavera di Damiano Michieletto. Qui, la sua voce popolare e il suo ritmo serrato costruiscono una narrazione spontanea e verista. Il monologo attraversa un mondo di reietti: personaggi squallidi, amanti che non arrivano mai, vite ai margini. Tarantino dipinge un’umanità cupa, mentre la regia di Guadagnino del 2012 sceglie il teatro povero: poche sedie, una scala, un tavolino, un vecchio telefono anni ’90. Emma Fasano, come servo di scena, sposta gli oggetti con precisione, permettendo al racconto di scorrere senza interruzioni.
Le parole di Andrée Ruth Shammah

Lo spettacolo è in tournée in varie città italiane. Inoltre, al Franco Parenti di Milano, Andrée Ruth Shammah ha ricordato quanto sia fondamentale rispettare gli autori italiani:
«Oggi non si rispettano più gli autori italiani. Ci si dimentica quant’è importante per il teatro scrivere dei testi. Sono molto felice che ci sia una regia che dà attenzione al testo: Guadagnino è Guadagnino».
Di conseguenza, le sue parole sottolineano l’urgenza di valorizzare la scrittura teatrale. Infine, queste riflessioni evocano, inevitabilmente, anche l’assurda situazione dell’odierno Iran, con migliaia di giovani morti avvolti nei sacchi neri.
Un finale di emozione e applausi
Lo Stabat Mater si conclude tra applausi lunghissimi. Il pubblico, commosso e coinvolto, riconosce la straordinaria interpretazione di Fabrizia Sacchi e la forza di un testo che continua a parlare al presente.

Sergio Buttiglieri
Giornalista e interior designer. Racconta design e teatro con competenza tecnica e sguardo critico. Biografia completa
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