Il signore di San Francisco e altri racconti
Il Signore Di San Francisco E Altri Racconti

IL SIGNORE DI SAN FRANCISCO E ALTRI RACCONTI

Ivan Bunin

Adelphi 2020

Pag. 244

€ 20

di Valerio Consonni

Bunin, grande scrittore russo, ottenne nel 1933 il Premio Nobel per la letteratura, a sessantasei anni, quando ormai da molto tempo ha lasciato la poesia per dedicarsi alla narrativa. Era nato nel 1870 da una famiglia nobile di proprietari terrieri. La sua fisionomia è quella di un galantuomo di un’altra epoca, di grande eleganza e disillusa saggezza. Visse fra la Provenza e Parigi, lasciando alle spalle la triste e deprimente società sovietica. Viaggiò anche moltissimo, in Oriente e in Italia; i sui paesaggi geografici e umani, soprattutto quelli in l’Oriente, dove gli europei possono percepire «un vago sentore della vita, della morte, del divino», e l’Italia, dove soggiornò per molto tempo, si ritrovano fra le pagine del bellissimo “Il signore di san Francisco e altri racconti”. Il libro, pubblicato a Parigi nel 1922, ci squaderna una scrittura di altissimo livello con risultati davvero eccelsi, a partire dal racconto che dà il titolo al volume composto nell’autunno del 1915. Un racconto così bello che D.H. Lawrence lo tradusse in inglese. Ma forse il libro avrebbe potuto intitolarsi “Morte a Capri” prendendo spunto dal più celebre Morte a Venezia di Thomas Mann. Infatti molti di questi racconti sono stati scritti a Capri dove il viaggio per mare, fra l’Europa e il Medio Oriente, di un ricco americano e della sua famiglia evoca con rara intensità il «dolce inganno della vita». È un appuntamento con il proprio destino quello del protagonista, senza nemmeno rendersi conto, nella sala di lettura del grande albergo, il Quisisana di Capri. L’anonimato iniziale del protagonista: “non c’era nessuno che ricordasse il suo nome, a Napoli o a Capri” riesce a destarci un sospetto di fatalità. La scrittura di Bunin sembra un grande mosaico: navi, alberghi, bauli, paesaggi, una ricchezza di dettagli, tutti al posto giusto, incastonati in un atmosfera marina difficile da dimenticare. Grande seduzione letteraria: quello che rimane nel lettore è un sentimento della condizione umana più poetico che narrativo, dove il particolare è ancorato all’universale.

“Fratelli”, un altro racconto, si svolge a Ceylon, dove si alternano le riflessioni di un inglese convinto che abbiamo “disimparato a spaventarci” degli abissi che ci circondano e quelli di un portatore di risciò destinato a una straziante disillusione. E poi ancora “Una conversazione notturna” che prende a modello un capolavoro di Checov “La steppa”, la storia di un ragazzo che passa le notti nell’aia con i contadini perché vuole conoscerli da vicino.

In questi racconti appare evidente la grandezza di Bunin uno scrittore che sa parlare di sentimenti e destini senza un’ombra di patetismo.

Un grande da non dimenticare!