KIKKA covid 2
Kikka Covid 2

 

KIKKA

 

di Raffaella Parisi

 

Clinicamente guarita, ma ancora positiva. Alla colombiana quarantatrenne designer e consulente della comunicazione, Ericka Olaya Andrade, la libertà è ancora negata dall’ostinazione del virus. Ericka, “Kikka” per gli amici, si trova all’hotel Michelangelo, una delle strutture che accolgono i malati di Covid ancora positivi al tampone, da quasi due mesi. Il 3 aprile a causa di un forte raffreddore, difficoltà respiratoria, veniva ricoverata all’Istituto Clinico Città Studi: dimessa il 22 aprile veniva trasferita all’Hotel Michelangelo. Se l’esito del tampone effettuato oggi 17 giugno sarà negativo ne seguirà un secondo il 25 giugno dopo di che, se risulterà anch’esso negativo, potrà finalmente essere dimessa.

 

Come si svolge la sua giornata?

Nessuno entra nella mia stanza e io non posso uscire. Poche regole, non si esce, non si fuma, ognuno pulisce la propria stanza. Una volta alla settimana vi è il cambio della biancheria. Due volte al giorno i sanitari verificano le mie condizioni di salute e misurano la “saturazione” (ossigeno nel sangue, ndr). Due volte al giorno mi vengono lasciati i pasti davanti alla porta.

Come ha imparato da questa esperienza?

Il virus ci ha tolto le persone care, il lavoro, la libertà di movimento ed è difficile riprendere. Anche se mi trovo in questo lungo isolamento, posso considerarmi fortunata. Ho una vista magnifica della città in cui vivo da oltre 20 anni. Queste giornate soleggiate mi aiutano a sollevare il morale. In ospedale ho condiviso la camera con due persone, con una ho stretto un forte legale tanto da considerla la “mia mamma milanese”, non vedo l’ora di uscire per poterla riabbracciare. In albergo gli unici momenti in cui vedono le persone sono quando ricevo i pasti e quegli attimi per me sono di grande felicità. Con le infermiere ho instaurato un rapporto di amicizia, sono “coccolata” a volte ricevo in regalo un libro per trascorrere questo tempo interminabile. Io simpatizzato anche con le ragazze delle reception attraverso conversazioni telefoniche, spero, a breve, di poterle conoscere personalmente. Sono una delle ospiti più “longeve”, ho chiesto di avere una cyclette in camera sia per passare il tempo sia per necessità di muovere i muscoli e sono stata accontentata.

Vi è stato qualche momento di sconforto?

Ogni volta quando mi dicono che il test è positivo. Sono esasperata di essere chiusa in quattro mura mi manca l’aria. A differenza dei miei amici, io non posso programmare nulla e devo vivere alla giornata. Da alcuni giorni mi è stato attivato un servizio tramite video conferenza con una psicologa. Sono riuscita ad incoraggiare l’ospite della stanza a fianco che era sofferente del protarsi della quarantena e voleva rinunciare all’opportunità dell’albergo. Sono riuscita a fargli cambiare idea calmandolo attraverso la finestra. Oggi è stato dimesso. In questo periodo sono stata allietava con la musica da un calciatore brasiliano, che vive in Germania ed era di passaggio a Milano, che suonava la tromba dalla finestra della sua camera, dimesso un mese fa. Ora non c’è più musica per me.

Da cosa è stata colpita?

I sanitari che ci portano i medicinali sono pensionati volontari. È ammirevole che persone di fascia d’età a rischio dedichino il loro tempo a persone malate. Ho ricevuto un disegno di buona guarigione da Alessia 12 anni figlia di un’infermiera, piccoli gesti che riempiono il cuore.

Qual è il desiderio più grande?

Abbracciare i miei amici ed andare in mezzo alla natura

 

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