Un viaggio tra cultura, rigenerazione urbana e parole che lasciano il segno
Arrivare a Gorizia significa entrare in un paesaggio di confine che non divide, ma unisce: colline morbide, il verde che scivola fino all’Isonzo, il respiro dell’Europa Centrale che incontra il Mediterraneo. Appena messo piede nel borgo, ho avuto la sensazione di camminare dentro la Storia e insieme di percepirne il futuro: vie antiche che si riaprono, mura che tornano a parlare, botteghe che riscoprono la loro voce.
È proprio in questo scenario che si colloca il Gorizia Award, inserito nel programma culturale “Mille anni di storia al centro dell’Europa: Borgo Castello crocevia di popoli e culture”, realizzato con il sostegno del PNRR – Missione 1, Misura 2, Investimento 2.1, attraverso fondi UE – Next Generation EU e promosso dal Ministero della Cultura. Un riconoscimento che è stato per me non solo un premio personale, ma l’occasione per vivere due giornate di scoperte e incontri, tra memoria e rinascita, nel cuore di una città che sta imparando a raccontarsi in chiave europea.

Gorizia Award: la cerimonia
Gorizia ci ha accolti con un itinerario sorprendente e con un gesto di stima che ha il sapore dell’impegno condiviso: raccontare il cambiamento, dare forma alle storie, restituire profondità ai territori. La cerimonia di consegna del “Gorizia Award – Premio Giornalistico alla Carriera. Territori, Talenti e Tradizioni nell’Arte della Parola e delle Immagini”, che si è tenuta lo scorso 18 settembre nella sala del Comune, ha riunito firme prestigiose del giornalismo italiano e internazionale.
Seduti accanto a me c’erano firme del calibro di Giovanni Moro – caporedattore centrale di Dove (RCS MediaGroup), Francesco Pionati – già direttore RAI Radio1, Giornale Radio Rai e vicedirettore del TG1, Elena Postelnicu – presidente dell’Associazione Stampa Estera in Italia, Isabella Brega – caporedattrice centrale del Touring Club Italiano, Roberto Caramelli – storica penna di Repubblica/Viaggi e Roberta Rampini – corrispondente de Il Giorno e QN Itinerari.
Ricevere questo riconoscimento dalle mani del Sindaco di Gorizia Rodolfo Ziberna, in presenza dell‘Assessore alla Capitale Europea della Cultura e alla Comunicazione Patrizia Artico e del Segretario Generale del Comune di Gorizia Maria Grazia De Rosa, è stato un onore personale e un segnale forte: il giornalismo può essere strumento di rigenerazione, ponte tra passato e futuro.
PASSEGGIARE NELLA STORIA: BORGO CASTELLO
Il nostro itinerario è partito da Borgo Castello, cuore medievale e simbolo della città. Grazie ai fondi del PNRR, i camminamenti lungo le mura sono stati messi in sicurezza, restituendo un percorso panoramico che permette di ammirare Gorizia dall’alto, immersa nel verde che la rende una delle città più verdi d’Italia. Alla base della fortezza, gli spazi rinnovati ospitano oggi aree di ristoro e incontri, trasformando un luogo di memoria in un punto di ritrovo vivo e contemporaneo.
Il Castello: cuore medievale restaurato
Salendo verso la sommità del borgo, abbiamo visitato il Castello di Gorizia dell’XI secolo, completamente restaurato. L’imponente maniero ora ospita il Museo del Medioevo Goriziano con splendide sale tutte visitabili e arredate che testimoniano i secoli di storia della contea, dalle sue origini fino al XVIII secolo.
La Sala dei Cavalieri accoglie i visitatori con la sua ricca collezione di armi e suppellettili d’epoca, mentre gli interni sono arredati con mobili originali e riproduzioni di armi bianche e macchine d’assedio. Nel cortile centrale è ancora possibile vedere i resti del vecchio torrione dell’XI secolo, testimonianza delle origini più antiche della fortificazione.
Il restauro ha valorizzato anche il Cortile delle Milizie, incastonato tra le mura del castello e la cinta esterna del borgo, ora nuovamente fruibile al pubblico. Particolarmente suggestivo è il leone di san Marco sopra l’entrata, statua del XVI secolo simbolo della Serenissima, collocato nella sede attuale nel 1919 dopo essere rimasto inutilizzato per secoli a causa della breve dominazione veneziana.
La recente riapertura del Museo della Grande Guerra, dopo importanti lavori di riqualificazione e nuovo allestimento, completa l’offerta culturale del Castello, trasformandolo in un vero scrigno della memoria europea che dialoga perfettamente con i progetti di rigenerazione del borgo sottostante.











