La reginetta di Leenane scena slide 1
Ambra Angiolini e Stefano Annoni

Ieri sera, al Teatro Franco Parenti di Milano, ho assistito con alcuni cari amici alla prima de La reginetta di Leenane.  Primo spettacolo del ciclo Il Teatro è donna, un progetto che vede protagoniste alcune tra le più importanti figure femminili della scena, come
Ambra Angiolini, Ivana Monti, Sonia Bergamasco, Giuliana De Sio, Rosita Celentano
e Lucrezia Lante della Rovere. Lo spettacolo, con il sostegno di Grazia, Fondazione Ravasi Garzanti e Cristalfarma, è stato introdotto da Andrèe Ruth Shammah. É stato debutto potente e inquietante, affascinante e necessario: sarà in scena fino al 2 novembre.
Il testo di Martin McDonagh, tradotto da Marta Gilmore e diretto con precisione chirurgica da Raphael Tobia Vogel, è un capolavoro di tensione. Una lama affilata che incide i rapporti familiari con ironia nera e crudeltà emotiva. L’ambientazione è l’Irlanda rurale degli anni ’90. Lo spettacolo racconta la convivenza tossica tra Maureen e Mag, figlia e madre legate da un filo di rancore, dipendenza e silenziosa violenza.

Un cast d’eccezione

Ambra Angiolini è magnetica, interpreta Maureen con intensità e precisione. La sua Maureen è aspra, fragile, feroce. Ivana Monti, invece, dà vita a Mag, una madre manipolatrice e apparentemente innocua. Le due attrici si fronteggiano in un duello emotivo e psicologico che non concede tregua. Ogni battuta è un colpo, ogni pausa un veleno che si insinua sotto pelle. I ruoli si ribaltano continuamente, creando un effetto disturbante e coinvolgente.

Photo-gallery courtesy Teatro Franco Parenti

La regia di Vogel è essenziale, claustrofobica, e proprio per questo potente. Ogni gesto, ogni silenzio, ogni battuta costruisce un crescendo drammatico. Inoltre, il ritorno di Patrick (Stefano Annoni) e l’irruzione di Ray (Edoardo Rivoira) aprono spiragli di speranza. Tuttavia, questi si richiudono con brutalità, lasciandoci senza fiato: sospesi, incerti, emotivamente coinvolti.
Il lungo applauso finale, sincero e prolungato, ha suggellato una serata intensa, lasciando il pubblico visibilmente scosso e profondamente grato.

Questa prima non è stata solo teatro: è stata esperienza, riflessione, ferita. Un viaggio disturbante dentro le pieghe dell’anima, dove il dolore si mescola al desiderio di fuga, e l’amore si confonde con il controllo. Un inizio perfetto per un ciclo che promette di mettere al centro le voci femminili, le relazioni, le ombre e le verità che spesso restano fuori scena.
La reginetta di Leenane ci ricorda che il teatro può ancora ferire, interrogare, trasformare.

Repliche fino al 2 novembre.

Alessandro Trani Direttore Editoriale Le Roy SRL
Alessandro Trani
Direttore editoriale del network Le Roy. Coordina contenuti e progetti multimediali delle testate del gruppo.  Leggi di più

***

Su McDonagh e Vogel:
Martin McDonagh e Raphael Tobia Vogel: teatro e visioni d’autore

 

Articolo precedenteGibellina capitale dell’arte contemporanea 2026: al TTG di Rimini
Articolo successivoiNEST Trieste: innovazione e sfida all’Adriatico del futuro