Marcorè - Gaber – Mi fa male il mondo - Teatro

Neri Marcorè porta Gaber a teatro con “Mi fa male il mondo” al Teatro Era di Pontedera

L’altra sera, al Teatro Era di Pontedera, abbiamo visto l’ultimo piacevole lavoro teatrale di Neri Marcorè: “Gaber-mi fa male il mondo”, chiara citazione del testo di Pessoa “Libro dell’inquietudine”. É uno spettacolo che a inizio marzo aveva debuttato con successo al Teatro Sociale di Trento e ora è in tournée. Questo famoso attore, conduttore, doppiatore e regista marchigiano, che quest’anno compie sessant’anni, si confronta con il mitico Giorgio Gaber senza copiarlo, e con l’aiuto di quattro pianiste/i vestite/i di nero, interagisce con la sua musica alternando discorsi altamente attuali, leggendo anche scritti di Pasolini, generati dalle tematiche del celebre cantante di cui noi tutti di una certa età abbiamo assimilato indelebilmente i suoi pezzi più celebri.

Io da piccolo, fra l’altro, abitavo a Fiorenzuola d’Arda nel piacentino e mio fratello mi portava a vedere le anteprime che Gaber faceva nel nostro paese al cinema teatro Risorgimento, prima di portarle in Prima Nazionale ufficiale a Milano e poi in tournée . Per lui era una specie di rodaggio e io, grazie a ciò, mi sono goduto tanti suoi celebri pezzi che ho ancora nel sangue. La scena di questo spettacolo è tappezzata da articoli di giornali oltre che dai vari pianoforti e registratori a bobine di una volta, con una serie di altoparlanti a cassa come si usavano in quegli anni. E lui Marcorè zampetta di qua e di là leggendo e cantando pezzi “gaberiani” e non solo.

Dall’alto ogni tanto scendono oltre che delle luci al neon di vari colori, oltre alla sua chitarra, anche una pioggia di ritagli di giornali che ci aiutano ad immergerci in questi piacevoli ricordi.

Perché Gaber oggi: la risposta etica di Marcorè

Marcorè alla domanda sul perché l’omaggio a Gaber proprio ora? risponde chiaramente che per lui è stata «una necessità etica. Questa epoca è fatta di evanescenza, di polemiche sui vestiti delle soubrette o sui divorzi dei vip, mentre le questioni serie vengono trattate in modo fazioso e settario. Gaber e Luporini radiografavano le mutazioni della società senza mai autoassolversi. Questo non è uno spettacolo accomodante: oggi la polarizzazione ci impedisce di approfondire, ci si confronta poco sul contenuto e molto sull’appartenenza a una fazione. Portare in scena testi come Io se fossi Dio o I mostri che abbiamo dentro significa rimettere al centro l’individuo sociale e la sua ipocrisia.

Non vogliamo “tramandare” Gaber come un santino, ma usarlo come un classico, come Pirandello, per squadrare il presente e capire quanto siamo utilitaristi nei nostri atteggiamenti». E in questo, visto i fragorosi applausi, nella sala gremita di Pontedera, durante e alla fine della performance, direi che c’è proprio riuscito. Lui, con il maestro Silvestri, portando in scena quattro pianoforti, ha voluto evitare la “fotocopia sbiadita” degli originali. Non voleva nemmeno il rischio della canzonetta che, dopo quarant’anni, potrebbe apparire datata nel gusto. Questa tessitura sonora toglie Gaber dal tempo e lo immerge in una dimensione concertistica, alta. Per Marcorè cantarlo è una sfida enorme: “non cerco l’imitazione mimetica, ma uso il mio registro baritonale per fare mie quelle parole”.

Libertà, partecipazione e attualità del pensiero gaberiano

Angelo Consagra, nella sua intervista a Marcorè, gli domanda se oggi «libertà è partecipazione» è ancora un’utopia praticabile? «Ho scoperto da Sandro Luporini che quel verso nacque per una questione metrica, ma il senso profondo era lasciare un segno, incidere nel mondo. Oggi quel concetto potrebbe essere invertito: “partecipazione è libertà”. Non restare indifferenti è l’unico modo per sentirsi vivi. Come artista, la libertà è il mio punto di partenza: sopporto poco le ingerenze del mercato o dei dirigenti. In una società capitalistica che ci vorrebbe automi, rivendicare la propria partecipazione attraverso scelte libere, senza cercare il consenso a tutti i costi, resta l’unica utopia per cui valga la pena lottare». Devo dire che Marcorè non cerca di essere Gaber, ma usa il proprio stile garbato per veicolare la rabbia e l’intelligenza del cantautore milanese. È un mondo ancora purtroppo pregno di temi perfettamente attuali.

La difficoltà ad affrontare il “Mondo Gaber” vive nel trovarsi a confronto con un sentiero impervio che Neri Marcorè percorre a testa alta, uscendone senza dubbio da vincitore. Le sue qualità canore sono sempre alte, con questa sua voce calda e rassicurante. Marcorè lo conoscevamo tutti da tempo per i suoi molteplici varietà a cominciare da quello di Gigi Sabani “stasera mi butto” del 1990 e negli stessi anni quando lavorò con Raffaella Carrà in “Ricomincio da due”. Per poi cominciare nel 97 con Serena Dandini, Corrado e Sabina Guzzanti nel varietà satirico Pippo Chennedy Show.

Una carriera ricca e un tassello importante per il Teatro Era

Indimenticabili i suoi interventi per dieci anni dal 2001 al 2011 al book game Per un Pugno di libri con Piero Dorfles. E tanti altri successivi programmi televisivi di successo che lo hanno fatto amare per la sua fluidità empatica e intelligenza comunicativa. Espressa pienamente anche al cinema con registi come Pupi Avati e Paolo Genovese. Ottimo ulteriore tassello questo Gaber – Mi fa male il mondo, all’interno della interessante Stagione Teatrale di Pontedera, gestita dalla Fondazione Teatro della Toscana. Per fortuna, notizia di oggi, la Fondazione si è riconciliata con il Ministero della Cultura ottenendo 200.000 euro per l’avvio di una Scuola di Drammaturgia del Teatro della Toscana.

Primo tassello per compensare il taglio di 400.000 euro di mesi fa dei finanziamenti statali dovuti al declassamento del Teatro della Pergola da Teatro Nazionale a regionale. Quindi ora sia la Pergola sia il Teatro Era rimangono nel cluster del TRIC, Teatri di rilevante interesse culturale. Ogni volta che ritorno al Teatro Era, realizzato nel 2008 a firma dell’architetto Marco Gaudenzi, attraverso sempre con ammirazione il grande cancello intarsiato dall’artista Nado Canuti, utile introduzione all’interno del mondo altro del teatro. Osservo poi con piacere la statua esterna dentro al laghetto, realizzata dall’artista Sergio Zanni.

Sergio Buttiglieri giornalista e interior designer
Sergio Buttiglieri

Giornalista e interior designer. Racconta design e teatro con competenza tecnica e sguardo critico. Biografia completa

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