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Palazzo Reale celebra la milanesità dell’artista trentino

Artista di straordinaria notorietà in vita, dimenticato e poi riscoperto dalla critica nostrana e internazionale in varie fasi del ‘900, Giovanni Segantini è il protagonista della grande mostra antologica che Milano ospiterà a Palazzo Reale dal 18 settembre al 18 gennaio 2015, prodotta da Comune di Milano – Cultura, Palazzo Reale, Skira editore e Fondazione Antonio Mazzotta. Curata da Annie-Paule Quinsac, autrice del catalogo ragionato, maggior esperta di Segantini, a cui ha dedicato quasi mezzo secolo di studi e otto mostre in tutto il mondo, in collaborazione con Diana Segantini, che del bisnonno si occupa con entusiasmo da alcuni anni, la mostra presenta per la prima volta a Milano 120 opere da importanti musei e collezioni private europee e statunitensi, divise in otto sezioni, ciascuna dedicata ad un aspetto dell’arte di Segantini e rappresentata da alcuni dei maggiori capolavori del grande artista, di cui molti mai esposti in Italia o esposti oltre un secolo fa. Scopo della rassegna è offrire al grande pubblico e agli studiosi la panoramica più completa dell’opera del pittore trentino e farlo così scoprire, o riscoprire, nella sua straordinaria arte. Si potrà ammirare l’intero arco della produzione di Segantini, a partire dalla sua patria d’adozione, ovvero Milano, fino alla ribalta internazionale delle grandi mostre. Il ritorno a Milano non può prescindere dalla partecipazione delle due più importanti istituzioni che custodiscono le sue opere, la Civica Galleria d’Arte Moderna di Milano ed il Museo Segantini di Sankt Moritz. Segantini, uno dei più grandi artisti europei a cavallo tra la fine dell’800 e i primi del ‘900, ebbe in Milano una vera e propria patria dello spirito, la città di riferimento nella breve e intensa vita dell’artista che, nato ad Arco di Trento nel 1858, muore quarantunenne nel 1899 in Engadina, lontano dall’Italia a cui aveva chiesto per anni, senza successo, il passaporto. La mostra parte dalla celebrazione della sua milanesità: proprio questa sua cittadinanza culturale e spirituale non può che presentarlo come la metafora vivente di una situazione esistenziale di confine tra le eredità e le tradizioni della grande pianura e quelle più segrete e meno conosciute della macroregione alpina. La retrospettiva di Segantini si presenta come uno straordinario preludio all’Esposizione Universale milanese del 2015.

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