Parenti Terribili di Jean Cocteau è un altro piacevolissimo spettacolo che ho visto pochi giorni fa a Venezia, al Teatro Goldoni. Jean Cocteau è stato un artista capace di reinventarsi di continuo per appagare il proprio genio poliedrico. La sua vita e la sua carriera sono state plasmate da una sete insaziabile di nuove frontiere artistiche da esplorare. Lui è stato poeta, drammaturgo, regista, pittore: interprete versatile e geniale delle avanguardie artistiche del Novecento.
A Venezia, Cocteau trovava un terreno fertile per coltivare la sua genialità: una città che considerava la città dei sogni, di cui scrive tanto poiché innamoratone sin dall’adolescenza. E proprio a Venezia al Teatro Goldoni, dopo una lunga tournee in varie parti d’Italia, abbiamo visto l’ultima replica di questo riuscito “Parenti Terribili” prodotto dal Teatro Nazionale del Veneto con la magistrale regia di Filippo Dini. Questo capolavoro di Cocteau “Les Parents terribles” debuttò con grande successo il 14 novembre del 1938 al Théatre des Ambassadeurs di Parigi con la regia di Alice Cocéa. Mentre la prima italiana fu il 30 gennaio 1945 al Teatro Eliseo di Roma con le scene e la regia di Luchino Visconti.

Parenti terribili: trama e interpreti
E Filippo Dini lo ha giustamente riproposto nella stagione 2024/2025 con una notevole Compagnia, fra cui spicca Mariangela Granelli nel ruolo protagonista della madre Yvonne, che ha il figlio Michel, morbosamente innamorato di lei. Lui non a caso la chiama “Sophie” anziché mamma. Michel è stato ben interpretato dal giovane Cosimo Grilli. Il padre Georges ci è stato invece piacevolmente restituito direttamente da Filippo Dini. La sorella di Yvonne, segretamente, da sempre, innamorata di Georges, è stata fatta rivivere con grande gusto da Milvia Marigliano.
Il “casino” scoppia dentro questa contorta famiglia, richiusa in se stessa, quando il figlio Michel rivela alla madre che da mesi si è innamorato di Madeleine, di tre anni più grande di lei, la fascinosa Giulia Briata.
La notizia sconvolge Yvonne che non accetta che il figlio si separi da lei. Ma i deliri famigliari si moltiplicano a go go. E senza scendere nei dettagli della vorticosa trama con epiloghi inaspettati, ci vediamo illustrare dall’autore, con grande crescendo, il terribile rapporto fra i famigliari che si reggeva in bilico tra la tensione e la morbosità che poteva condurre, e condurrà, verso la distruzione.

Emblema, assolutamente pertinente, di come tutti noi oggi viviamo, in maniera differente, ma sostanzialmente uguale, in un disordine mentale che alimentiamo senza veri rapporti umani, ma solo con i social invasivi della nostra mente, sempre bombardata da necessità inutili di consumare ciò che non ci serve. Questo semplicemente per non risolvere la nostra vita con chi ci sta veramente attorno.
Marcel Proust: “Crepo di invidia nel vedere…”
E questo Cocteau già nel 1938 lo aveva dipanato implacabilmente. Non a caso Marcel Proust di lui scrisse:
“Crepo di invidia nel vedere come nei suoi straordinari pezzi su Parigi lei sappia evocare delle cose che io ho sentito e che son riuscito ad esprimere solo in modo assai pallido”.
La maestria di questo autore ci è riapparsa con grande divertimento del pubblico in questa riuscitissima produzione veneziana. Non a caso ha fatto il tutto esaurito nei vari teatri in cui è transitata. Lui che amava profondamente Venezia e con la profonda amicizia che lo legava a Peggy Guggenheim, alimentato dalla passione condivisa per l’arte e la cultura.
Negli anni ’40 e ’50, partecipava regolarmente alla Mostra del Cinema di Venezia, andava a trovare Peggy a casa, il Palazzo Venier dei Leoni, e si recava al Caffè Florian.
Cocteau è stato un vero e proprio prestigiatore, o giocoliere, dell’espressione artistica. Bisogna immaginare uno scenario culturale di grande fermento intellettuale e artistico in Europa tra Parigi e Venezia.
A Parigi, aveva frequentato gli artisti di Montparnasse, e a Venezia, nel dopoguerra, nel mitico Caffè Florian dove dialogava con
J. W. Goethe, Lord Byron, Honoré de Balzac, Sergei Diaghilev, Eleonora Duse, Henry de Reigner e lo stesso Marcel Proust,
tutti letterati innamorati di questo luogo ancora oggi perfettamente attivo e carico di storia.
E ritrovarsi immersi in questa piacevole, quanto tremenda, storia famigliare proprio dentro uno dei teatri storici di Venezia è stato un piacere ulteriore.

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