E a questo proposito Pier Luigi Pizzi è stato un maestro nella sua Tosca della scorsa edizione del Festival Pucciniano.
Tutti abbiamo ancora in mente i suoi grandi Ledwall che aveva utilizzato intelligentemente come sfondo delle sue rappresentazioni scelte in ordine cronologico rispetto alle opere di Puccini.
Nella Tosca di Pizzi a un certo punto comparve lo scorcio di una cupola e della prima Pietà di Michelangelo sull’altare: emblema del dolore materno e assieme significativa di quella Roma di cui si racconta nella storia. La stanza a Palazzo Farnese era dominata da un grande dipinto dietro la tavola imbandita; sugli spalti del castello troneggiava l’angelo con la spada e dietro un cielo di nubi che si rincorrevano velando la luna.
Che qui ci sia stata la mano essenziale ed elegante di Pizzi balza subito agli occhi; tolti orpelli e caratterizzazioni di tradizione, regna un bianco e nero ricco d’infinite sfumature. Una scalea porta prima all’altare di Sant’Andrea, poi al teatro della “povera cena interrotta” e infine all’ultimo luogo terreno per Tosca e Mario.
Lo spettacolo di Alfonso Signorini ad apertura di questa nuova edizione 2025 è stato ben diretto da Giorgio Croci.
Cantanti di qualità
I cantanti sono stati di grande qualità a cominciare dall’acclamato Luca Salsi nel ruolo del perfido Scarpia. Molto apprezzati anche i protagonisti Aleksandra Kurzak perfetta Tosca che indossava fra l’altro il mitico abito di velluto rosso vestito dalla Callas nella Tosca di Zeffirelli.
E non di meno qualità Roberto Alagna nel ruolo dell’artista Cavaradossi amante di Tosca.
Io in genere preferisco quei registi che, naturalmente sempre con un buon cast, portano inedite soluzioni al prezioso tempio della Lirica italiana esportata in tutto il mondo in lingua originale.
Penso che se Puccini avesse portato sul palcoscenico oggi la Tosca non l’avrebbe messa in scena alla maniera di Signorini.
Autori come Bob Wilson, Robert Carsen, Damiano Michieletto, David Livermore e Pier Luigi Pizzi stesso (quest’ultimo magnifico direttore artistico del Festival Pucciniano 2024) nelle passate Stagioni liriche in Italia e non solo, sono stati in grado di rileggere queste opere, supportati adeguatamente da direttori autorevoli e cast sopraffino, mostrandoci, con grande indiscussa professionalità, inaspettate letture di grande qualità. La Tosca di Puccini fin dalla prima rappresentazione fu ammirata da musicisti d’avanguardia con Arnold Schönberg e Alban Berg.
Apprezzata la Prima di Signorini
La Prima di Alfonso Signorini è stata comunque apprezzata dal folto pubblico di oltre 3000 persone, anche se agli applausi finali a tutto il cast esperto ed eccellente, al direttore Giorgio Croci, che ha saputo mettere in primo piano colori, asprezze e madrigalismi armonico-strumentali preziosi. Al maestro del Coro Marco Faelli e al maestro del coro di voci bianche Viviana Apicella, sono giunti anche alcuni fischi diretti solo a questo regista.
La monumentale scenografia in accordo con Signorini, erano a cura di Juan Guillermo Nova.
Sembrava uno spaccato di un palazzo antico con una scritta che lo attraversava nella parte superiore (Homo Praevaricationem morte) ripresa dalla navata centrale di Sant’Andrea della Valle, ci spiegava Signorini, ha accompagnato questa vicenda al solito densa di violenza (come in tante opere liriche) verso il pittore innamorato di Tosca e con l’omicidio di lei da parte di Scarpia che l’assediava con furore, forte del suo potere, per apparentemente concederle la finta fucilazione del suo amato pittore per poi farli fuggire assieme. Finta esecuzione che poi si rivelerà purtroppo vera portando alla fine la protagonista a lanciarsi disperata nel vuoto da Castel Sant’Angelo.
Un espressionismo ante litteram
Il morboso legame fra Tosca e Scarpia sembra infatti esemplato su quello che unisce soprano e baritono nella Gioconda di Ponchielli-Boito. Gioconda è una “cantante girovaga”, Tosca una cantante lirica, Barnaba una spia corrotta, il barone Scarpia il comandante della polizia segreta. Ma la violenza dei contrasti, l’unione di fede oppressiva e autoritarismo incombente, erotismo e sadismo, la declamazione esasperata durante la scena della tortura, gli stessi accordi di Scarpia, così esplosivi e brutali, sembra avere a che fare con un espressionismo ante litteram che non con il contemporaneo verismo.
Insomma a Puccini riesce una sorta di miracolo: la sperimentazione e l’aggiornamento linguistico, così importante da Tosca a Turandot (opera che vedremo in agosto al Festival Pucciniano) si fondono mirabilmente con l’immediatezza e l’efficacia comunicativa del modello melodrammatico.
Puccini si sbarazza in un colpo degli struggimenti malinconici di Boheme (in scena, fra l’altro, in questi giorni a Torre del Lago con la storica regia di Ettore Scola).
Tosca inizia musicalmente con un magnifico pugno nello stomaco.
La dissonanza di tritono, il diabolus in musica, forma una diagonale dell’orrore che attraversa l’orchestra. È la sigla di Scarpia, che getta un’ombra malvagia sull’intera vicenda.
E noi tutti felici di “incassarla” nuovamente in attesa di risentire nel secondo atto Tosca cantare “Vissi d’arte, Vissi d’amore”.
Sergio Buttiglieri

Tosca sarà nuovamente in replica a Torre del lago il 31 luglio, l’8 e il 21 agosto.
Servizio Fotografico: Ambrosetti
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