Medici in prima linea contro il Covid 19

Questi terribili giorni che l’orrido virus ci sta obbligando a vivere dovrebbero in qualche modo portarci a riflettere e ad agire immediatamente su alcuni clamorosi errori che il nostro sistema Paese ha evidenziato negli ultimi decenni.
Senza la benché minima vis polemica e senza voler fare un discorso di natura politica è evidente che l’aspetto riconosciuto da tutti come punto di vera debolezza è stata l’inadeguatezza della cd ‘medicina territoriale’, con la diretta conseguenza del sovraccarico degli ospedali anche per casi che di ricovero non ne avevano certo bisogno. Invece abbiamo prima piagato l’attività del medico di famiglia imponendogli un carico innaturale di adempimenti burocratici e mortificando la grande professionalità di questi medici.
Malgrado la classe medica italiana sia da sempre riconosciuta come tra le migliori al mondo oggi andiamo a cercare i medici in altre nazioni, attingendo prevalentemente dall’Europa dell’Est. Considerando che nel giro di pochissimi anni circa 70mila medici andranno in pensione, noi invece continuiamo ad avere il numero chiuso per le facoltà mediche e ogni anno continuiamo a vedere i nostri ragazzi che con entusiasmo si affacciano alla professione medica e si trovano a fare questi test “improbabili” molto simili alla schedina del totocalcio.

Si valuta che nei prossimi anni avremo necessità di almeno 200mila posti a Medicina e altrettanti nelle professioni paramediche. E invece noi facciamo i test d’ingresso tanto che quest’anno 66.638 studenti aspiranti matricole di Medicina e Odontoiatria hanno dovuto affrontare questa inopportuna selezione per cercare di entrare tra i 13.072 posti messi a disposizione dal sistema universitario italiano.
Si dice che le Università italiane non abbiano gli spazi per un numero di studenti maggiore ma si consenta ai privati di creare nuove università visto, peraltro, che le private come, a mero titolo esemplificativo l’Humanitas o il San Raffaele stanno ottenendo dei risultati straordinari.
Se lo Stato vuole controllare la qualità delle università private lo faccia, anzi lo deve fare, anche se quando “importiamo” i medici provenienti da altre nazioni e prendiamo i neo laureati formati da università estere lo Stato non ha certo controllato la formazione di coloro che poi diventano i “nostri” medici.
Speriamo dunque che questo stramaledetto Covid possa almeno servire a ripristinare la Medicina territoriale e a eliminare il numero chiuso nell’accesso alle facoltà mediche e che le prossime generazioni possano ricordare il numero chiuso come un errore del passato, così come oggi vediamo come ridicolo il fatto che fino al 1923 la facoltà di Medicina era accessibile solo a chi avesse frequentato il liceo classico, poi da quell’anno allo scientifico e solo nel 1969  veniva aperta a tutti i possessori di un qualunque diploma di maturità.

E poi nel 1987 con il decreto del Ministro Zecchino venne avviato il processo per il numero chiuso!!!

Avv. Antonello Martinez

Prof. Avv. Antonello Martinez
Studio Legale Associato
Martinez & Novebaci
Milano – Via Archimede n° 56
www.martinez-novebaci.it

 

tratto da Milano 24orenews / italiadagustare – Dicembre 2020
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Roma 24orenews / italiadagustare – Dicembre 2020
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